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Politica Nazionale

Quale futuro per la destra nella “quarta Repubblica”?

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di Giorgio Arconte – È passato un po’ di tempo dalle ultime amministrative del giugno 2016 ma è possibile concedersi ancora alcune riflessioni. Anzi, analisi e valutazioni vanno fatte per alimentare un dibattito che a “destra” o manca o ancora si limita all’auspicio di unità del centro-destra. Cecità che mal cela un progressivo declino di tutta un’area politica.

Lo scenario politico italiano sta cambiando radicalmente e se le categorie di destra e sinistra erano già insufficienti per descriverlo oggi risultano completamente inutili! È, infatti, un dato acquisito come destra e sinistra siano assolutamente sovrapponibili in materia di politiche economiche e per l’assoluta accondiscendenza alle direttive imposte dall’Unione Europea e dalla BCE. Ma adesso anche le ultime distinzioni in materia etica sono definitivamente cadute con la recente approvazione delle unioni civili. L’area moderata transfuga dal centro-destra ha votato in maniera favorevole al matrimonio gay mentre Forza Italia, più che opporsi ha presentato una sua versione alternativa. Da lodare la continua resistenza a questa deriva di Lega e Fratelli d’Italia che rende ancora più evidente come a sinistra si stia coagulando un polo “progressista” a trazione socialdemocratica che di fatto ha assorbito, o lo sta facendo, tutta l’area moderata e popolare un tempo saldamente schierata a destra. E a questo polo progressita quale alternativa si oppone? Nessuna! Ad eccezione del populismo targato Movimento 5 Stelle non esiste un reale progetto politico alternativo. Questo è il quadro attuale e che probabilmente si cristallizzerà dopo il referendum di ottobre segnando, così, l’ingresso in una “quarta Repubblica” bypassando la “terza Repubblica”.

Quale destino, quindi, per la – convenzionalmente – “destra”? Così com’è messa nessun futuro! Se riesce a sopravvivere può essere al più relegata ad un ruolo marginale. Se si vuole tornare ad essere protagonisti occorre interpretare il cambiamento in atto ed impegnarsi nella costruzione di un nuovo soggetto portatore di reali contenuti alternativi al polo progressista. E per nuovo non si intende rinnovato.

Se da un lato, attraverso la riforma costituzionale, si vuole dare un carattere fortemente centralista all’apparato statale, la “destra” dovrà opporre un progetto di Stato costruito sul principio di sussidiarietà, capace di coniugare presidenzialismo e federalismo per recuperare il protagonismo dei corpi intermedi e per valorizzare vocazioni e peculiarità dei diversi territori. Se da un lato il fronte progressista favorisce l’immigrazione per alimentare quell’esercito del Capitale di marxiana memoria, il fronte sovranista non dovrà opporre semplicemente l’orgoglio dell’identità nazionale ma anche politiche sul lavoro ed un nuovo piano industriale nazionale. Se da un lato si propone un modello antropologico relativista ed individualista, la “destra” deve fare della difesa della famiglia naturale una delle sue principali battaglie politiche.

Oggi la dialettica politica si articola nel confronto fra il fronte progressista e la sua alternativa. La “destra” o diventa alternativa o non è. Lega e FdI, ed anche CasaPound, sono destinati a diventare marginali o addirittura a scomparire se non riescono ad interpretare questo momento storico ed a cavalcarlo. Per farlo non basterà una semplice fusione come molti auspicano né la presunzione di orgoglio per la propria bandiera. Occorre mettere da parte ruspe e fiamma e creare una piattaforma ampia, condivisa, dove ad essere protagonisti saranno soprattutto quelle piccole realtà, associazioni e movimenti e tutti quegli spazi virtuali (come Barbadillo.it). Solo così si può creare un confronto di idee, analisi, esperienze ed intelligenze nuove capaci di elaborare un linguaggio nuovo ed una proposta convincente per gli italiani.

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