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Basta diktat americani!

Politica Nazionale

Basta diktat americani!

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di Alessandro Cilione – 8 settembre 1943: l’Italia, in seguito al proclama di Badoglio che annunciava l’entrata in vigore dell’armistizio di Cassibile firmato tra il 3 settembre dello stesso anno tra il governo italiano e le potenza alleate, ha ceduto la propria sovranità rendendola in modo particolare una colonia americana; basti vedere: le oltre 100 basi Usa tutt’oggi presenti in Italia; le pressioni spietate della finanza internazionale e la disgustosa sudditanza della nostra classe politica nei confronti dell’Europa. Oggi, a più di settanta anni dalla fine del secondo conflitto mondiale, i “padroni” continuano ad interferire arrogantemente nelle questioni di politica interna, ne sono un esempio le dichiarazioni dell’ambasciatore americano in Italia, John Phillips, intervenuto ad un incontro sulle relazioni transatlantiche a Roma, dove ha affermato che “un eventuale vittoria del NO al referendum costituzionale farebbe fare all’Italia un passo indietro per gli investimenti stranieri”. Parole che sanno di retorica quelle del diplomatico americano e alla luce di questa affermazione viene da pensare “che valore ha la nostra Costituzione la cui modifica oggi sta dividendo l’opinione pubblica?”
La proposta del referendum confermativo (ancora non indetto) si dice riguardi solo la seconda parte della costituzione in particolar modo il bicameralismo perfetto, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione. Tuttavia l’articolo 1 della nostra costituzione sancisce che “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Ma che valore hanno queste parole in una Repubblica dove le scelte popolari vengono umiliate e ribaltate in barba a qualsiasi principio democratico.
In una Repubblica fondata sul valore del lavoro ma che ha un tasso di disoccupazione pari al 56,6% (circa) ma soprattutto in una Repubblica dove (in via teorica) la sovranità, elemento costitutivo dello Stato, appartiene al popolo e la esercita attraverso i suoi rappresentanti, quest’articolo quanto è rispettato dagli stessi garanti della democrazia? E come si possono discutere, e magari anche tentare di influenzare le scelte di un popolo di un’altra nazione? Non è terrorismo mediatico-psicologico questo? Siamo di fronte a un dejavu trito e ritrito, ovvero quello degli effetti disperati (o sperati?) qualora la volontà popolare fosse diversa da quella dei governanti. Basti solo ricordarsi delle nefaste conseguenze a livello economico presagite nel Regno Unito durante la campagna referendaria sulla Brexit pochi mesi or sono qualora la maggioranza del popolo britannico avesse votato a favore del “Leave”. Oggi, invece, possiamo constatare che nonostante la vittoria del Brexit la borsa e l’economia inglese sono tutt’altro che in crisi.
È ora di finirla con questi diktat, qualsiasi popolo deve essere libero prima di informarsi e poi di fare le sue scelte senza pressioni alcune. Questo è un semplice principio democratico che tutti i potenti della terra, da Oriente ad Occidente e soprattutto i grandi esportatori di democrazia dovrebbero conoscere.
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