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Cyberbullismo, sexting, donne in carriera: tecniche “neo-liberiste” di emancipazione femminile

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di Francesco Marrara – Martedì 13 settembre 2016 si è suicidata a Mugnano (NA) la giovane trentunenne Tiziana Cantone. La motivazione che ha portato a questo gesto estremo, è stata la diffusione tramite Whatsapp,  di foto e filmati “hot” della stessa Cantone durante un “momento di temporanea instabilità psicologica”. Così la ragazza ha dichiarato nella premessa della querela presentata alla Procura di Napoli, nel luglio 2015. La ricostruzione di questo indecoroso fatto di cronaca, meriterebbe una più ampia analisi ma in questa sede, sulla base di quanto accaduto martedì scorso in quel di Mugnano, ci occuperemo della tecnica “neo-liberista” di emancipazione femminile
Il tutto ebbe inizio negli anni 60 e 70 quando la “rivoluzione femminile” coinvolse con slogan propagandistici milioni di donne che si sentivano oppresse da una “società bigotta e maschilista”. In realtà pochi sanno che quella presunta rivoluzione rappresentò il vero e proprio spartiacque antropologico della Storia Contemporanea. Le donne iniziarono a lavorare e, dunque, anche il loro lavoro iniziò ad essere tassato, operazione evidentemente difficile da attuare fino ad allora, visto che la maggior parte di esse erano delle casalinghe a tempo pieno. Così facendo, una volta creata la figura della “donna in carriera”, è stato possibile sottrarre dal controllo delle madri, e più in generale dalla famiglia, i bambini fin dall’infanzia ponendoli sotto il controllo diretto dello Stato e dal “Consumo”. Progetto perfettamente andato in porto e sicuramente non disprezzato dai lor signori appartenenti alle grandi élite.
Al giorno d’oggi è palesemente chiaro che la figura della donna, intesa come “angelo del focolare domestico” è stata letteralmente soppiantata dalla nuova creatura neo-liberista della “donna in carriera”. Una donna sempre più virile e libertina. Non a caso stiamo assistendo ad un vero e proprio stravolgimento delle identità. Ed è questa la critica principale da cui muovere. Sia ben chiaro: la voglia delle donne di mettersi in gioco costruendosi una nuova immagine al di fuori delle mura domestiche, non deve essere messa minimamente in dubbio. Ad opera di chi scrive, ci sarebbe l’idea di dare alle casalinghe un ulteriore retribuzione (integrata a quella lavorativa), oltre che di garantire un eventuale riduzione dell’età pensionabile (50/52 anni). Poiché l’apporto che il gentil sesso dà quotidianamente in casa è usurante quanto quello adoperato da un operaio che lavora in catena di montaggio.
Capita spesso che in determinati settori (vedi ad esempio il mondo dell’istruzione), le donne dimostrino di essere molto più caparbie degli stessi uomini. Sarebbe bene anche sapere che ancora oggi le donne sono oggetto di forti discriminazione sul posto di lavoro: negli ultimi decenni, in Italia sono aumentati i licenziamenti delle lavoratrici in stato di gravidanza con la scusa di non essere “produttive”. Ma di quale “rivoluzione femminile” stiamo parlando?
Certamente, la manipolazione dei mass media ha incentivato la propensione delle donne a mettersi sempre più in mostra, facendo si che le stesse finissero in “giochi pericolosi”. Ed ecco che le moderne tecnologie hanno dato il via ad una vera e propria “violenza tecnologica”. Tale violenza, la possiamo riscontrare nei concetti di “cyberbullismo” e “sexting”. Si parla di “cyberbullismo”, quando le azioni di bullismo si verificano tramite Internet o telefono cellulare. Il fenomeno che può avvenire attraverso social network, chat, forum, telefonate, comporta una duplice conseguenza: chi subisce la violenza, viene indotta alla depressione e al tentativo di suicidio, come è avvenuto nel caso della giovane Tiziana Cantone; chi la esegue, ossia il “cyberbullo”, potrebbe essere incentivo di della diffusione di comportamenti antisociali, problemi relazionali, delinquenza e abuso di sostanze. La sponda diretta del “cyberbullismo” è il “sexting”, ovvero la lo scambio sempre più diffuso, di foto e video a sfondo sessuale, che vede coinvolti sia giovani che adulti,  spesso inconsapevoli di scambiare materiale pedopornografico, che nel giro di qualche minuto potrebbe finire in mani sbagliate.
Fatta questa doverosa analisi, è arrivato il momento di tirare le somme, ponendo in essere un interrogativo. Qual è il tipo di donna che la nostra società dovrebbe riuscire a formare? Chiaramente la “donna in carriera”, frutto della “rivoluzione femminile”, è un’idea che applicata alla realtà dei fatti, si è dimostrata carente in tutti i suoi aspetti fondanti (psicologici, fisici ed umani). Ecco quindi la necessità di rivedere radicalmente la figura sociale femminile. La donna deve tornare ad essere l’emblema del focolare domestico: in particolare accudire ed impartire un educazione primordiale (ancora prima della scuola quindi) ai figli, potrebbe essere il primo passo fondamentale per il ripristino della nostra “sovranità culturale”. In sostanza la donna deve capire che la vera rivoluzione deve avvenire all’interno del proprio “io”. Ciò sarà possibile solo attraverso uno sganciamento dai falsi preconcetti provenienti da un passato scritto sotto il ricatto dei veri “sfruttatori dell’umanità”. Dopo l’ennesimo caso di “femminicidio” (neologismo inventato ad hoc dall’intellighenzia femminista), non sarebbe il caso,  per tutte le donne iniziare una nuova fase di “emancipazione umana e culturale”? Donne (e uomini) di tutto il mondo… Unitevi e riappropriatevi delle vostre identità e dei vostri ruoli che madre natura vi ha orgogliosamente concesso.
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