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Belgio, primo caso di eutanasia su minore che deve far riflettere

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di Alessandro Cilione – Quello dell’eutanasia da tempo è uno degli argomenti più dibattuti e chiacchierati dall’opinione pubblica e dai mass-media, soprattutto in Italia dove per anni il caso di Eluana Englaro è stato al centro del dibattito pubblico che vedeva (e vede tuttora) contrapposte due fazioni.
In questi giorni questo dibattito è tornato alla ribalta per un caso ancora di eutanasia su un minore avvenuto nelle Fiandre, in Belgio. Prima d’ora mai era stata richiesta la “dolce morte” – per usare il linguaggio mistificatore della dittatura del pensiero unico – su di un minore anche se già durante il nazismo, e non solo, questa raccapricciante pratica era molto diffusa.
Non si sa molto circa l’età del minore, forse un diciassettenne, nè sui dettagli della sua patologia ma probabilmente da questo increscioso fatto di cronaca potrebbe partire una campagna mediatica capace di far accrescere la domanda eutanistica. Infatti, Carine Brochier, tra i direttori dell’Istituto di Bioetica Europeo, in un’intervista sulla rivista Tempi, dichiara che “Mi pare evidente che l’obiettivo della campagna mediatica sia quello di accrescere la domanda eutanasica attraverso l’incremento dell’offerta” e continua dicendo che “Non serve che la legge sia applicata, basta che ci sia. E non serve che si tratti davvero di un bambino o che i casi siano molti, ne basta uno per mutare la mentalità. L’obiettivo non sono tanto i bambini, ma tutti coloro che sono improduttivi: se si accetta l’idea che un piccolo innocente possa essere ucciso, a maggior ragione è ammissibile l’omicidio dei malati, degli anziani, dei dementi. Il tentativo è quello di spingere le persone improduttive a chiedere di essere uccise. Non a caso aumentano gli anziani che ormai ragionano così: Se per tutti sono un peso, se rappresento solo un costo, allora meglio togliersi di mezzo”.
Il progetto è chiaro: eliminare chi non può inserirsi nella catena del mercato, ovvero eliminare chi non può soddisfare le leggi di domanda ed offerta. L’uomo reificato, ridotto ad oggetto per il consumo, per alimentare mercati, per aumentare fatturati di piccole caste è la deriva del falso mito del progresso che oggi viaggia sulle ali dell’entusiasmo anche in Italia. Non sono mancante, infatti, le reazioni positive nel nostro Paese alla scabrosa notizia belga da parte di diverse associazioni che chiedono la legalizzazione dell’eutanasia anche in Italia. Ma sempre Carine Brochier avverte “quando sei nel tuo salotto e lasci la finestra socchiusa, se c’è il vento la finestra si aprirà sempre di più. Allo stesso modo se ammetti anche un solo caso di eutanasia legale, la via non potrà che essere l’estensione totale della pratica, perché se la vita diventa giuridicamente disponibile non avrai più basi legali per giustificare la presenza di limiti. Il Belgio lo dimostra: nel 2002 la norma era rigida ed era limitata ai “casi eccezionali”, oggi siamo davanti alla più totale mancanza di controllo sulla sua applicazione (si veda quest’ultimo caso di cui non si sa quasi nulla, né le condizioni mentali del diciassettenne, né l’opinione della sua famiglia in merito). E così, se in principio l’eutanasia era presentata come un’eccezione, oggi siamo quasi all’obbligo di praticarla.
Come ci si può arrogare il potere di togliere la vita, quel dono magnifico che Dio ha fatto a ognuno di noi, come si può pensare di trasformare la professione di medico, che ha come compito primario quello di salvare vite umane, in quella di boia come già avvenuto in precedenza con l’aborto. Viviamo un’epoca nichilista, dove il materialismo ha annebbiato buona parte delle coscienze facendo perdere di vista tutti i buoni valori tra cui quello più importante: la vita. Ed è in quest’epoca che gli uomini di buona volontà devono rioccupare la spazio pubblico per contrastare questa deriva contro l’uomo.
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