LOADING

Type to search

Primo Piano

#FertilyDay, una giornata impertinente!

Share
di Giorgio Arconte – Ieri in Italia si è celebrato il primo, e purtroppo forse anche l’ultimo, #FertilyDay, ovvero una giornata promossa dal Ministero della Salute “per aumentare soprattutto nei giovani – riportando le parole del sito ufficiale – la conoscenza sulla propria salute riproduttiva e fornire strumenti utili per tutelare la fertilità attraverso la prevenzione, la diagnosi precoce e la cura della malattie che possono comprometterla”.
Fra i temi trattati c’è anche quello delle tecniche di procreazione assistita ma non è di questa inopportunità sulla quale si vuole riflettere. A segnare questa giornata, infatti, non sono state tanto le tematiche promosse ma piuttosto le polemiche in cui è stata completamente avvolta e strumentalizzata, a volte anche con violenza. Si, con violenza perché la caciara mossa non si è limitata né alla critica né all’ironia a volte anche apprezzabile, ma è sfociata in un attacco denigratorio e personale al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. Perché tanto livore per una campagna che vuole promuovere la salute dei cittadini e della società, considerato il bassissimo tasso di natalità in Italia?
In realtà il vero obiettivo di queste polemiche è quello di annullare un messaggio impertinente, ovvero in controtendenza al modello imposto dalla dittatura del relativismo o del pensiero unico. Gli spot della campagna promossa dal Ministero della Salute, infatti, contrastano nettamente con un certo buonismo ammantato di tolleranza e vanno a centrare il cuore del problema della natalità che, a differenza di quanto sostengono i denigratori della campagna, non è economico. O almeno quello economico è solo un aspetto parziale. Basti pensare solo alle famiglie dei nostri genitori che non vivevano certamente in condizioni economiche più vantaggiose delle attuali ma ciò non gli impediva di avere serenamente almeno tre o quattro fratelli. Per non parlare delle famiglie dei nostri nonni, ancora più povere ed ancora più numerose. Ma se si vuole un dato attuale, l’esempio concreto e tangibile ce lo mostrano con chiarezza le statistiche che arrivano dai ricchi paesi del nord Europa dove la natalità continua a conoscere un crollo vorticoso.
Ma se non si fanno più figli nemmeno dove i soldi ci sono e lo Stato offre servizi assistenziali qual è il vero problema? Il problema è antropologico, ovvero sull’identità dell’Uomo. L’attacco al #FertilyDay è un attacco alla famiglia, quella realtà data dalla natura per rendere possibile una nuova vita che dai genitori viene accudita, cresciuta ed educata per essere pronta ad entrare nella società. Peccato che i valori della famiglia, la solidarietà, l’assistenza, il sacrificio sono assolutamente antitetici ai valori del mercato dove a contare sono invece l’efficienza, la produttività ed il consumo. Ecco svelato perchè una campagna sulla fertilità diventa un bersaglio ideologico. Ogni riferimento alla famiglia si scontra terribilmente con l’edonismo e l’individualismo dettato dal “cretinismo economico”, ovvero quella volontà di ridurre l’Uomo ad singolo atomizzato, libero da ogni legame sociale per diventare meccanismo di un processo economico.
Avessimo avuto una campagna di promozione per preservativi ed aborto, quindi per la sterilità e per l’assenza di legami affettivi che generano o possono generare famiglia, avremmo visto alzarsi anche dal web i fumi dell’incenso. Certo, la campagna del #FertilyDay poteva essere gestita e proposta meglio ma bisogna riconoscere il grande coraggio di andare controcorrente in questo particolare momento storico e le polemiche nate ne sono una viva testimonianza.
Tags:

You Might also Like

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *