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M5S: opposizione controllata nell’epoca della «democrazia digitale»

Politica Nazionale

M5S: opposizione controllata nell’epoca della «democrazia digitale»

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di Francesco Marrara –  «Il miglior modo di controllare l’opposizione è quella di comandarla noi stessi». L’espressione che richiama la figura Vladimir Il’ič Ul’janov detto Lenin, ci permette di analizzare in maniera critica il nuovo soggetto che da qualche anno domina la scena politica italiana: il Movimento Cinque Stelle.
Nato nel 2009 per volontà di Gianroberto Casaleggio (fondatore della «Casaleggio Associati S.r.l.» assieme ad Enrico Sassoon) e del comico Beppe Grillo, esso raggiunse il proprio apice alle elezioni politiche del 2013 divenendo il primo partito per numero di voti. Nonostante ciò, da quel momento in poi il destino dell’Italia mutò ulteriormente. Dopo Monti nel 2011, si avvicendarono altri due governi non eletti dal popolo: Letta nel (2013) e Renzi (2014). Onestàdemocrazia direttaReferendum per l’uscita dall’euro, furono gli slogan di speranza lanciati da Grillo sul suo Blog. Slogan che tuttora fanno da eco in tutte le piazze d’Italia in cui è possibile assistere ad un comizio del Movimento.
Lungi dal voler negare il successo avuto dai «grillini» in termini di consenso e di risveglio delle coscienze popolari ponendosi al di sopra delle dicotomie tradizionali, bisognerebbe comunque soffermarsi e riflettere su alcune questioni fondamentali. Innanzitutto, la «battaglia sull’onestà» si è sciolta come neve al sole. Prova ne sono i casi di Parma, Quarto e in ultimo Roma. Dunque è palesemente chiaro che la «democrazia diretta»e il principio de «l’uno vale uno» nella realtà non funzionino (e forse nemmeno sulla rete). Talmente viscerale l’amore verso l’onestà da indurre i pentastellati ad esprimersi con voto contrario sulla responsabilità civile dei magistrati. Per non parlare poi delle posizioni incoerenti assunte sui temi Unioni Civili e immigrazione: un vero Movimento che ha a cuore il destino della propria Nazione, non può prescindere dal mettere in discussione la salvaguardia della famiglia e la sicurezza del proprio popolo, quest’ultima messa a repentaglio da un’invasione architettata a tavolino da quei poteri che Grillo & Co. dicono, a parole, di combattere.
Per quanto riguarda l’ipotesi di una eventuale uscita dall’euro, il M5S continua a fare il bello ed il cattivo tempo: un giorno ne parla, dieci no. La lotta al sistema bancario ed usorocratico deve essere priorità giornaliera, altrimenti sarà solamente uno specchietto per le allodole. Il cosiddetto direttorio ne dovrebbe sapere qualcosa visto che fino a qualche anno fa il loro leader, sulla base insegnamenti del prof. Giacinto Auriti, teneva degli spettacoli sul signoraggio bancario. Forse il buon Beppe Grillo in quel periodo osò troppo e rischiò seriamente di essere tagliato fuori dalla scena. Dunque, invece di perdere tempo dietro alla raccolta firme per un ipotetico referendum abrogativo (occorrono 500.000 firme e l’art.75 Cost. lo vieta espressamente poiché avente oggetto la ratifica ai trattati internazionali), perché non proporre una legge di iniziativa popolare (occorrerebbero 50.000 firme)? Perché non mettere in discussione l’uscita dalla NATO? Perché non parlare esplicitamente della truffa della moneta-debito, anziché solo dei soliti e risaputi sprechi di denaro pubblico? Perché tagliarsi gli stipendi e non gestire quei fondi in maniera indipendente dal circuito bancario? Perché non si ha una posizione netta in merito all’UE e alle eventuali contromisure da adottare in caso di uscita dalla stessa? Evidentemente, il Movimento, non essendo in grado di intraprendere un percorso politico coerente e lineare finisce così per agevolare il sistema della partitocrazia e della grande finanza speculativa.
Ulteriore dimostrazione di quanto fin qui esposto, è data dalle due figure di spicco dei Cinque Stelle: Luigi Di Maio ed Alessandro Di Battista. Il primo favorevole ad un processo di istituzionalizzazione e dunque accomodante nei confronti di lor signori: vedi le visite negli USA-Israele e la partecipazione alla riunione della Commissione Trilaterale. Il secondo capace di infiammare le piazze con discorsi contro casta, banche e poteri forti, attualmente si trova in giro per l’Italia a sostenere una serrata campagna sul NO al Referendum costituzionale di dicembre. Sarà frutto di una strategia interna? Forse, ma di fronte ad uno scenario sempre più ambiguo e ricco di retroscena, sembrerebbe comunque rischioso stilare un resoconto organico. Parafrasando Di Battista, il consiglio da seguire è il seguente: «Nell’epoca della dittatura mediatica (e della «democrazia digitale»), contro-informarsi è il primo atto rivoluzionario.»
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