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Politica Nazionale

Referendum costituzionale, alcune ragioni per votare NO

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di Alessandro Cilione – Il referendum confermativo sulla riforma costituzionale del 4 dicembre è sicuramente l’evento politico più atteso e discusso dell’anno. In questa data il popolo italiano sarà chiamato a pronunciarsi sulla modifica della seconda parte della Costituzione, un atto di grande responsabilità politica per il futuro del nostro Paese. Da mesi ormai l’ostico argomento del referendum sta dividendo gli italiani in due fazioni spesso in un clima di tensione, l’esatto opposto del clima costituente che ha visto sedersi attorno a un tavolo uomini di grande levatura morale ma di diverso credo e colore politico. Ma che differenza c’è tra l’attuale Costituzione italiana e la riforma Renzi-Boschi? L’attuale Costituzione è nata dopo il referendum istituzionale del 2 giugno 1946, con il quale la maggioranza degli italiani scelse la forma di governo repubblicana, che andò a sostituire quella monarchica, ed all’elezione dell’Assemblea costituente composta da 75 membri la quale aveva il compito di elaborare il progetto di Costituzione. L’attuale riforma costituzionale, invece, è stata approvata da un parlamento di “nominati” ed eletto con una legge elettorale dichiarata incostituzionale (il porcellum).
Da parte dei media nazionali, dei promotori della riforma, dei soliti “professoroni” della politica e dell’alta finanza, degli emissari dell’Unione Europea e del sistema bancario internazionale non manca il classico terrorismo psicologico sulle conseguenze disperate, stile Brexit, qualora dovesse vincere il fronte del “NO” mentre il cambiamento proietterà l’Italia verso un presunto futuro di prosperità. La parola d’ordine del mainstream, infatti, è “semplificazione” ma se finora, nel corso di 70 anni di storia repubblicana, sono stati modificati 43 articoli costituzionali, oggi l’arrogante governo Renzi vuole cambiarne ben 47 in una volta facendoli passare da poche parole, chiare e concise, ad un guazzabuglio di caratteri incomprensibili anche a docenti universitari e ad esperti di diritto, gettando fumo negli occhi agli italiani e stravolgendo così la nostra legge fondamentale.
Ma questa campagna referendaria non deve essere una partita giocata all’attacco e mossa solo dal risentimento e/o dall’antipatia verso l’attuale governo, piuttosto deve essere una battaglia giocata a difesa della nostra sovranità, già abbastanza limitata da disposizioni e norme del nostro stesso ordinamento a favore di organizzazioni internazionali, e di cui l’alta finanza internazionale ci vuole privare lentamente. Al centro del dibattito c’è la tanto discussa riforma del Senato: al momento la costituzione prevede un bicameralismo perfetto (o paritario), ovvero due camere con eguali poteri ma con competenze diverse, la quale una controlla l’operato dell’altra. Qualora vincesse il fronte del “SI” il Senato della Repubblica, considerata una camera superflua, verrà trasformato in un dopolavoro di sindaci e consiglieri regionali, passando da 320 senatori (315+5 a vita) a 100 di cui 95 eletti dalle Regioni (74 consiglieri regionali e 21 sindaci) e 5 nominati dal Presidente della Repubblica, espropriando così al popolo il diritto di scegliere i propri rappresentati e garantendo ai neo senatori, che non rappresenteranno più la nazione ma l’Unione Europea (la quale necessita di istituzioni statali che eseguano senza obiezioni i diktat voluti dall’alto) e gli enti locali, più cariche e l’immunità parlamentare, questa doppia carica inoltre farà scemare l’attività produttiva del Senato in quanto i senatori avranno competenze di scarso rilievo.
Nonostante le diverse proposte di presidenzialismo avanzate negli anni questa riforma cambierà l’elezione del Presidente della Repubblica che resterà servo della partitocrazia. Si passerà così da un bicameralismo perfetto ad un bicameralismo confuso o, citando il compianto prof. Franco Scoglio, “Ad Minchiam”, anzi addirittura ad monocameralismo governato dal partito di maggioranza, e ad una forma di “premierato assoluto”. Si tratta dell’ennesimo attentato alla nostra sovranità nazionale da parte dell’Unione Europea, ovvero quell’entità internazionale antidemocratica che ci chiede austerità e spending review, per imporre senza limitazioni il proprio regime di mercato assoluto. Questa attuale non è certo la più bella Costituzione del mondo, come l’ha definita un suo ex strenuo difensore, ma distruggerla, o per usare un termine orwelliano “riformarla”, al fine di rendere l’Italia una nazione sempre più asservita all’UE è un ottimo motivo di bocciare questa riforma e votare NO il 4 dicembre.
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