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Utero in affitto, Europa ed Italia dicono no… o forse si

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di Giorgio Arconte – Per ben tre volte di seguito in soli sette mesi il Consiglio d’Europa ha dovuto votare una relazione che mira a legittimare la pratica dell’utero in affitto, o “maternità surrogata” in neolingua orwelliana, e per ben tre volte questa intenzione è stata respinta. Verrebbe da credere che tanta insistenza e determinazione da parte di Petra De Sutter, europarlamentare belga e casualmente anche transessuale, sia un tentativo di logoramento e sfinimento finchè i suoi colleghi non cedano definitivamente. Per il momento deve prendere atto dell’ennesimo no, seppur di misura: 83 voti contrari, 77 favorevoli, 7 gli astenuti. Eppure, se davvero l’UE volesse chiudere questo capitolo potrebbe votare una raccomandazione che metta definitivamente al bando la pratica dell’utero in affitto. In realtà qualcuno ci ha provato, la proposta “bipartisan” è arrivata proprio dalle parlamentari italiane Elena Centemero di Forza Italia, Milena Santerini di Per l’Italia ed Eleonora Cimbro del Partito Democratico. Ma il tentativo di arrivare ad una condanna esplicita della “gestazione per altri” – altro nome orwelliano per nascondere la mercificazione dell’utero – a tutela sia dei diritti dei bambini sia delle donne è naufragato una prima volta con 78 voti contrari contro i 75 favorevoli, ed una seconda volta con 80 voti contrari e 79 favorevoli. L’Europa delle banche, quindi, continua a mantenere una finestrella aperta attendendo con tattica il momento opportuno per riempire il territori dei paesi membri con cliniche/fabbriche con donne che da madri vengono trasformate in forni manifatturieri per la produzione di bambini chiavi in mano e con agenzie finanziarie che possano aiutare nell’acquisto proprio come per un’automobile.
Ed in Italia cosa succede? Succede che la legge 40 in teoria vieta la pratica dell’utero in affitto ma in pratica, come insegna la vicenda di Nichi Vendola, basta andare a comprare un bambino all’estero ed al rientro in Italia non succede nulla, anzi, si ricevono anche gli osanna della stampa di regime. Nonostante questo clima di tolleranza, una coppia (sia etero sia gay) che torna in Italia con un bambino ed uno scontrino non può vedersi riconosciuta l’adozione. In realtà la Corte di Cassazione in giugno ha già riconosciuto la stepchild adoption per una coppia di lesbiche, ovvero ha riconosciuto l’adozione alla compagna della madre biologica nonostante l’ordinamento in nessun modo prevede questo tipo di adozione e soprattutto nonostante il meccanismo della stepchild adoption fosse stato cancellato dalla legge sulle unioni civili recentemente approvata. Come da sempre denunciato dal popolo del Family Day l’adozione gay rientra grazie all’intervento di una magistratura ideologizzata e che, attraverso sentenze creative, determina le leggi del Paese. Un tentativo che il popolo del Family Day ha bloccato anche il 12 ottobre quando la Corte di Cassazione avrebbe dovuto definitivamente sdoganare la stepchild adoption riconoscendola ad una coppia di gay. Secondo Gandolfini, portavoce del Family Day è in atto il tentativo di far passare per via giurisprudenziale la stepchild adoption, ovvero l’adozione del figlio biologico del partner, stralciata dal ddl Cirinnà dopo le grandi manifestazioni di piazza. Si cerca cioè di legittimare l’abominevole pratica dell’utero in affitto, che mercifica la donna e il nascituro, dal momento che è contro ogni evidenza scientifica che due uomini possano generare un bambino, senza rivolgersi al mercato dei gameti e dell’utero di una donna. Un turpe commercio illegale in tutti i Paesi Ue e recentemente condannato anche dal Consiglio d’Europa”.
L’intervento sembra essere stato efficace perché la sentenza è stata rinviata e pare affidata alle Sezioni Unite a data ancora non definita. Intanto, però, bisogna registrare il grottesco e sovversivo tentativo di intervenire su temi etici strumentalizzando la magistratura invece di affrontare un ampio dibattito parlamentare. Forse perché i sondaggi in Italia continuano a condannare sia l’utero in affitto sia l’adozione per le coppie omosessuali.
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