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Politica Nazionale

Goro, Gorino e Mandatoriccio, la lezione dimenticata di Locke e della “gloriosa rivoluzione”

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Di Antonio Giuseppe D’Agostino – Gorino (FE), Goro (FE) e Mandatoriccio (CS) sono esempi di come il popolo italiano stia iniziando ad “appellarsi al cielo” e a ribellarsi, giusto per usare un’espressione cara al filosofo del giusnaturalismoJohn Locke.

Da Nord a Sud la popolazione sta iniziando a innalzare barricate che mettono in evidenza come, invece di appellarsi alla solita retorica del razzismo, bisogna rivendicare quei principi giuridici che rendevano possibile una sana riprovazione. Perché le barricate in piazza, che si stanno costruendo, non sono rivolte contro il barbaro straniero, ma contro quel Governo che mostra il suo lato meno comprensivo e che sfrutta un’emergenza come moneta di scambio per l’Europa e per favorire cooperative ed enti assistenziali “sinistri”. Dispiace leggere nelle parole e nelle vignette di presunti pacifisti un odio sfrenato nei confronti degli italiani, mentre le stesse immagini e gli stessi ragionamenti non vengono utilizzati per illustrare le quotidiane nefandezze che questi “poveri disperati” compiono nel nostro Paese.

Ogni giorno le notizie che arrivano dai territori parlano di aggressioni, atti osceni in luogo pubblico, stupri, violenze persino sui giornalisti e dell’applicazione delle “loro leggi” all’interno dei CPI dove vengono ospitati. Articoli che, molto spesso, vengono censurati o minimizzati da una sorta di “soccorso rosso” che mette alla berlina solo le popolazioni autoctone, elogiando lo straniero. Ma quello che spesso si dimentica, proprio in virtù di quel principio democratico nato con il filosofo inglese, e che la democrazia (parola di cui troppo spesso di abusa) nasce da e per il popolo che ha il legittimo diritto a manifestare contro gli eccessi del potere.

Quelli che oggi denunciano le barricate di Goro, Gorino e Mandatoriccio, rimanendo sostenitori della magnifica “rivoluzione di Ottobre”, dimenticano come l’assalto al Palazzo d’Inverno fu fatto dal popolo contro un regime che opprimeva il popolo con scelte imposte e non condivise. Per questo appaiono piuttosto ridicole tutte le critiche che accusano di razzismo quei cittadini ferraresi e che puntano il dito contro il silenzio dei calabresi nei confronti della ‘Ndrangheta o della loro classe politica.

Per Locke, infatti, “quando non v’è giudice sulla terra, non rimane che l’appello a Dio nel cielo” e questo appello si traduceva nella rivolta del popolo che, nei confronti della tirannide, non aveva “soltanto il diritto di scuoterla, ma anche quello di prevenirla”. Quel rifugio in Dio, non deve essere visto come un appello religioso, ma come la negazione di un potere arbitrario che pone il popolo in uno stato di guerra permanente, che priva di quello stato di diritto e della proprietà individuale, rendendo necessario una ritorno alla “stato di natura”, per impedire il “carico di catene.

Il potere delegato è stato tradito e il patto sociale si è dissolto, creando quella condizione di tirannide che “consiste nel far uso del potere che uno ha nelle mani non per il bene di quelli che vi sottostanno, ma per il suo distinto vantaggio privato, quando cioè il governante, di qualunque titolo sia insignito, fa norma non della legge ma della propria volontà, e i suoi comandi e le sue azioni sono dirette non alla conservazione delle proprietà del suo popolo, ma alla soddisfazione delle proprie ambizioni, vendette, cupidigie o altre passioni sregolate”.

Con buona pace di chi continua ad accusare di razzismo quelle popolazione e chi difende il proprio diritto.

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