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Politica Nazionale

Riforma costituzionale: votare NO per difendere la sussidiarietà

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di Alessandro Cilione – In questi mesi di campagna referendaria molte cose sono state dette sulla riforma costituzionale, alcune addirittura ribadite fino alla nausea. Una di queste è la rassicurazione, da parte del fronte del SI, dell’intangibilità della prima parte della Carta costituzionale, per intenderci, quella sui principi fondamentali. Niente di più falso! Perché la riforma Renzi-Boschi ha effetti anche sui principi fondamentali in quanto viola innanzitutto la sovranità popolare (art. 1) e il principio della rappresentanza politica (art. 67) ma soprattutto il principio della sussidiarietà (artt. 2, 5 e 118), nonché uno dei principali contributi della cultura cattolica alla stesura della Costituzione nel 1948.
Il principio di sussidiarietà – dal latino subsidium, aiuto – si realizza nel lasciare libertà ai singoli e ai corpi intermedi di agire per il soddisfacimento dei propri bisogni, con l’intervento degli organismi superiori solo nella misura in cui quelli inferiori non siano in grado di provvedere autonomamente. La cancellazione di questo principio è uno dei punti più sottaciuti della riforma, in quanto viene più facile e demagogico ai promotori di questo “pasticcio costituzionale” di parlare del (presunto) superamento del bicameralismo perfetto, della soppressione del Cnel e della risibile riduzione dei costi della politica. Ma quello che non dicono è che con la tanto sbandierata abolizione delle Province resteranno in vigore le Prefetture, che sono l’espressione del più rigoroso centralismo di origine napoleonica e, in questo contesto, vengono messi in secondo piano i corpi intermedi sociali, in contrasto appunto con l’articolo 2 della Costituzione il quale stabilisce che <<La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale>>.
Inoltre, l’articolo 118 della Costituzione – modificato dalla legge cost. n. 3/2001 – sancisce che <<Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza. I Comuni, le Province e le Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze. La legge statale disciplina forme di coordinamento fra Stato e Regioni nelle materie di cui alle lettere b) e h) del secondo comma dell’articolo 117, e disciplina inoltre forme di intesa e coordinamento nella materia della tutela dei beni culturali. Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà>>.
In questo caso il problema non è sul piano politico, come è la maggior parte dei problemi in Italia, né su quello istituzionale, ci troviamo piuttosto su di un piano sociologico poichè siamo di fronte ad un appiattimento globale dovuto alla degenerazione del sistema capitalistico. Il capitalismo è, ormai, il sistema economico dominante e che per sua stessa natura rifiuta la democrazia tendendo verso modelli autoritari. Per via della “lentezza” delle leggi degli Stati, il mercato si prefigge di trasformare le istituzioni pubbliche in vere e proprie “agili” aziende. La conseguenza della deriva totalitaria fa sorridere i promotori e i sostenitori della riforma, tuttavia siamo di fronte a un palese colpo di Stato da parte della finanza internazionale le cui intenzioni sono quelle di sottomettere i popoli e le nazioni. Questo possibile scenario futuro dovrebbe aprire gli occhi e far riflettere tutti gli italiani, in particolare i cattolici, sulla pericolosità di questa confusa riforma costituzionale che, tra le tante conseguenze negative, ha quello di mortificare il principio di sussidiarietà. In questo caso il celebre detto latino Beati monoculi in terra caecorum (nel paese dei ciechi, beato chi ha un occhio) sembra calzare a pennello.
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