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Politica Estera

La guerra in Siria e la bugiarda propaganda occidentale

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di Giorgio Arconte – Le guerre oggi non si combattono più semplicemente sul campo di battaglia e le armi non sono più solo bombe e proiettili. Oggi le guerre si combattono principalmente sui media. L’esempio più evidente di questa evoluzione, apparentemente incruenta, della guerra lo riscontriamo facilmente nel conflitto che da oltre cinque anni sta sconvolgendo la Siria. I fatti dovrebbero essere che un gruppo di sedicenti contestatori del governo siriano, saldamente presieduto da Assad e legittimato da voto democratico con punte plebiscitarie, ha militarmente assediato e conquistato diverse città fra la Siria e l’Iraq proclamando un nuovo Stato indipendente, l’Isis, fra azioni criminali di guerra e di assurda barbarie. Se volessimo fare un parallelismo, con i dovuti distinguo potremmo paragonare i terroristi dello Stato Islamico con le nostrane Brigate Rosse, ovvero gruppi armati che non si limitavano semplicemente alla contestazione ma hanno cercato di sovvertire con la violenza il potere democratico per instaurare un loro governo. La grande differenza fra questi due gruppi, Isis e BR, oltre alle motivazioni ideologiche dalla quale prendono le mosse, è che mentre le BR erano italiani che agivano in Italia, i miliziani dell’Isis non sono siriani che combattono in Siria ma provengono da diverse nazionalità, anche dall’Europa.
Eppure su giornali e TV è difficile sentire parlare di guerra al terrorismo in Siria, piuttosto si sente parlare di stragi di civili ad opera dell’esercito governativo siriano e dei sui alleati russi. Strano, molto strano questo atteggiamento che sa di costruzione propagandistica. Strano perché queste denunce vengono perpetrate da agenzie stampa che hanno sede a Londra e che sostengono i cosiddetti ribelli moderati (avete mai sentito parlare di brigatisti moderati?). Strano perché queste denunce aumentano con l’avanzare dei successi di liberazione da parte dell’esercito siriano insieme all’aviazione russa, in particolare adesso che si è vicini alla completa riconquista di Aleppo, seconda città della Siria. Strano anche alla luce di quanto sta parallelamente succedendo a Mosul, una delle principali città irachene in mano all’Isis. Qui è stata lanciata un’offensiva dall’esercito iracheno, supportato da milizie sciite, peshmerga ed ovviamente la coalizione formata dagli Stati occidentali con in primis gli USA insieme a Turchia ed Arabia Saudita. Ma questa in questa battaglia di liberazione non ci sono “effetti collaterali” e quando, spesso, vengono colpiti, purtroppo, dei civili non si parla di strage ma di atrocità dell’Isis che usa i propri cittadini come scudi umani. Davvero strano, quindi, come i miliziani dell’Isis in Iraq siano descritti come atroci terroristi mentre in Siria gli stessi vengano trasformati in vittime dei bombardamenti russi.
Troppe stranezze in questa guerra di propaganda che però smascherano la malafede dei media occidentali intenti non a descrivere la realtà ma ad orientare l’opinione pubblica. Il nemico nell’immaginario di europei ed americani non deve essere l’Isis ed il terrorismo, il nemico devono essere Assad e Putin! Perché? È un domandone al quale è difficile rispondere con realismo però una considerazione è possibile farla: certamente gli USA ed i suoi alleati mediorientali non sono mossi da scopi umanitari. La Siria è di fatto la valvola di sfogo di equilibri geopolitici sempre più precari dove i civili siriani sono le prime vittime. Ed i primi ad usare i siriani come scudi umani sono i giornalisti occidentali che così nascondono i veri interessi che alimentano una guerra che continua ad insanguinare un territorio che solo cinque anni fa era una perla per progresso economico e per integrazione culturale e religiosa.
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