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Politica Nazionale

Trump, ovvero il nazionalismo cancella la falsa globalizzazione

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di Giuseppe D’Agostino – L’America ha votato, eleggendo come suo quarantacinquesimo presidente Donald Trump, descritto dai media americani e internazionali come il Belzebù moderno. Ma l’America non ha mai fatto parte, nonostante le continue influenze politiche e culturali che sono state imposte al vecchio continente, di una cultura prettamente occidentale. Per comprendere il volto e il voto americano bisogna forse partire da uno dei più grandi pensatori occidentali che nel 1800 analizzò lo spirito democratico americano.
Alexis de Tocqueville è stato il filosofo e lo storico europeo che più di ogni altro ha fissato i principi della democrazia americana, anche se il suo sguardo si è posato in un secolo in cui la rivoluzione statunitense aveva da poco finito di manifestare i suoi orrori. Orrori che, purtroppo, l’America ha esportato nel mondo condizionando i popoli con un’idea di democrazia che poco aveva a che fare con la necessaria caduta dell’ancien regime europeo.
Gli USA, una volta riconosciuti come entità geografica e politica, hanno da sempre tentato di esportare la loro cultura con la guerra e con il terrore psicologico, contrapponendosi ad altre culture a loro ostili. Tipico esempio lo scontro voluto e imposto con l’URSS in piena guerra fredda, creando una cortina di terrore indotto e canalizzando forze lecite e illecite per destabilizzare il potere che oltre quel muro stava accrescendo la sua influenza.
Oggi, quella stessa influenza è stata esportata nei territori arabi creando in parte un grande esodo di popolazioni. Complice di questa nuova forma di mondialismo, i Clinton che, grazie alla complicità implicita e esplicita della nazioni europee, hanno creato guerre e fondamentalismi. Il terrorismo islamico ne è un esempio con le grandi evoluzioni che hanno creato la nascita di quello Stato Islamico che oggi si chiama ISIS.
Donald Trump in un modo o nell’altro rappresenta un ritorno a quella identità nazionale americana che è stata negata dal globalismo imposto dai democrat a partire da quel popolo di Seattle da noi trasformato in no Global. Un movimento che è diventato più globale della causa che diceva di volere combattere e che ha negato l’identità nazionale di ogni popolo, disperdendo la vera possibilità di integrazione.
Il magnate americano ha subito, con modi non sempre eleganti, giocato a carte scoperte, mentre la sua avversaria ha usato tutti i mezzi possibili per nascondere le sue ombre alla luce dei difetti dell’avversario. Per non parlare dell’oscena proposta di sesso orale di Madonna che non solo nega tutte le battaglie femministe, ma che ha avuto il silenzioso assenso della Clinton, trasformando una caduta di stile in un effetto boomerangper la candidata alla Casa Bianca.
Trump ha dovuto mostrarsi per quello che era: miliardario, amante delle belle donne e incauto sostenitore di una nuova politica sull’immigrazione; mentre la Clinton ha nascosto tutto a tutti, evidenziando i mali sessuali del suo avversario, ma dimenticando come gli stessi americani avevano perdonato a suo marito di avere consumato la stessa “moneta” della promessa elettorale di Madonna dentro la Casa Bianca con una stagista. Trump nazionalista, contro una Clinton cosmopolita; Trump che vuole costruire barriere, contro una Clinton che vuole allargare il Mondo.
Se l’accondiscendenza dei media, anche europei, non si fosse palesata, lo scontro sarebbe stato fra un repubblicano che voleva rilanciare l’economia americana, contro una democratica che apriva a quella globalizzazione che ha già mostrato il suo fallimento; fra un americano che vuole una reale regolamentazione dell’immigrazione e un’americana che ha solo esportato una democrazia fatta di bombe e di terrorismo. Anche in questo l’Europa ha sbagliato, forse strizzando troppo l’occhio a quella politica radical chic che non vede e non comprende l’evoluzione di un mondo che non vuole certo creare barriere, ma che spera di ritornare a una sana identità dei popoli e delle nazioni.
Chissà se il popolo americano andando a votare ha tenuto conto di queste ragioni; di queste evidenti storture presentate dai giornali e dagli organi di informazione; del fallimento politico-internazionale di un premio nobel per la pace dato sulla fiducia, mentre il mondo è impegnato in un guerra globale contro il terrorismo e le mafie che sfruttano il sangue degli uomini. Chissà se gli statunitensi hanno avuto in mente Trump e la Clinton e le loro rappresentazioni, tenendo ben presente le parole del filosofo Alexis de Tocqueville: “ciò che si deve temere, non è tanto la vista dell’immoralità dei grandi, quanto la vista dell’immoralità che conduce alla grandezza”.
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