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Elezioni USA. Due candidati, un solo destino

Politica Estera

Elezioni USA. Due candidati, un solo destino

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di Francesco Marrara – Il prossimo 8 Novembre negli Stati Uniti d’America si terranno le elezioni presidenziali. I due candidati alla Casa Bianca ormai li conosciamo tutti: Hillary Clinton per il Partito Democratico; Donald Trump per il Partito Repubblicano. Fin da subito si può notare che le divergenze tra i due candidati sembrano essere davvero sottili, chi ha avuto la pazienza di seguire con occhio vigile i tre duelli in TV, ha potuto constatare che il dibattito costruito sul «botta e risposta» non sembra essere altro che una rappresentazione teatrale in cui i due attori – il «buono» (Hillary) ed il «cattivo» (Trump) – recitano a memoria un copione già scritto.
Infatti, pochi sanno che le campagne elettorali americane non sono altro che la lotta fra due gruppi finanziari, i quali da secoli si fronteggiano in una spietata battaglia al fine di imporre il loro candidato più capace di difendere i rispettivi interessi economici e finanziari. Sono tali gruppi a fare il bello ed il cattivo tempo in politica, ma purtroppo il popolo americano (come d’altronde quello europeo) viene quotidianamente abbindolato dalla continua propaganda mediatica, anch’essa finanziata e gestita dai padroni del denaro.
Se si volesse entrare nel merito dei programmi elettorali, possiamo notare fin da subito una grande disparita di trattamento in merito ai due candidati. Trump, viene dipinto come un vero e proprio pagliaccio che insulta giornalisti, donne e immigrati ma, nulla si sa in merito al suo programma. Hillary, invece, viene additata come una donna affidabile e competente poiché sensibile a tutte le problematiche che attanagliano la complessa società statunitense. In realtà se andiamo a spulciare nel dettaglio i due programmi, in alcuni punti troviamo apparentemente una netta contrapposizione. Per quanto riguarda l’Economia, Trump punta sul protezionismo mentre Hillary su una crescita economica forte tramite una politica «equa e giusta». Sul tema dell’Immigrazione, Trump punta anche qui sul protezionismo«Siamo l’unico paese al mondo in cui il sistema di immigrazione  pone i bisogni di altre nazioni prima del nostro. Questo deve cambiare…» Il candidato Repubblicano, inoltre, ha come obiettivo primario quello di bloccare l’immigrazione clandestina proveniente dal Messico. Hillary, è di tutt’altro avviso in quanto si fa promotrice di una vasta riforma sull’immigrazione volta a proteggere e garantire i diritti di tutti gli immigranti anche per finalità di crescita e sviluppo economico. In Politica Estera Trump sembrerebbe orientato verso un dialogo con la Russia di Putin, soprattutto per cercare di fermare il cosiddetto «Terrorismo Islamico». Hillary, ovviamente non ama la Russia e di conseguenza proseguirebbe la stessa linea dettata da Barack Obama (o meglio dai neoconservatori): la candidata democratica è favorevole alla «no-fly zone» e ad un controllo più severo sulla possibilità di acquistare armi da parte dei sospetti terroristi.
Da che parte stare? Il sottoscritto non vede di buon occhio né la Clinton, guerrafondaia e fondatrice di Al-Qaida ed ISIS (o DAESH in arabo), né Trump miliardario e vecchio marpione. Tuttavia, bisognerebbe comunque prendere posizione. Al riguardo, adeguato e condivisibile è l’estratto dell’articolo di Sebastiano Caputo del 18 ottobre 2016, pubblicato sul quotidiano online L’Intellettuale Dissidente in cui dice che «da europei, pistola alla tempia, è doveroso fare una scelta. Se Hillary Clinton è la candidata delle banche d’affari, delle monarchie del Golfo, dell’apparato militaro-industriale, dei neoconservatori e dei circoli intellettuali e di élite, allora tanto meglio puntare su un provincialotto d’Oltreoceano, a parole isolazionista, che non aspira a giocare a “globocop” e “Stati Canaglia”». Con la speranza che la pistola non si trasformi, un domani, in un Kalashnikov, affidiamo a malincuore il destino del mondo al «fenomeno Trump» .
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