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Politica Nazionale

Referendum, votare NO per rilanciare il CNEL

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di Alessandro Cilione – Manca poco ormai solo un mese al fatidico 4 dicembre 2016, giorno in cui gli italiani dovranno pronunciarsi sulla riforma della Costituzione, e sono pochissimi i cittadini ad avere competenza in materia. Si vota sulla riforma costituzionale in un Paese in cui pochissimi cittadini conoscono la Costituzione: sono molti, infatti, a non avere idea di cosa sia il bicameralismo perfetto o il Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) la cui soppressione è il più sottovalutato tra i quesiti referendari.
Il Cnel è un organo ausiliare (come lo sono anche il Consiglio di Stato e la Corte dei Conti) e quindi, come tale, svolge funzioni di controllo e di consulenza giuridica ed amministrativa per il Governo e per il Parlamento. Le funzioni del Cnel sono disciplinate dall’articolo 99 della Costituzione. Il Cnel, a differenza degli altri organi ausiliari, deriva dall’esperienza di organi operanti durante il regime fascista (Camera dei fasci e delle corporazioni) dei quali hanno riprodotto l’attività e le funzioni, compatibilmente con i principi della Costituzione, inoltre si lega idealmente con la migliore scuola del solidarismo cattolico. L’abolizione del Cnel è il punto della riforma più esaltato dai “semplificatori” anche se l’argomento viene tratto con una sufficienza estrema anche da buona parte degli oppositori della riforma. Negli ultimi mesi, infatti, solo l’Ugl (Unione Generale del Lavoro) si è schierata a difesa di tale istituzione mentre spesso il Cnel viene visto come un organo superfluo del quale se ne può fare volentieri a meno. È opinione di molti che il Cnel non abbia mai svolto un ruolo significativo, questo dovuto a diversi motivi che vanno dalla limitatezza delle sue attribuzioni fino al timore del Parlamento di essere sostituito nell’elaborazione delle proposte di legge, e dei sindacati di essere scavalcati nei loro rapporti con il Governo.
Tuttavia il Cnel rappresenta un importante collegamento tra il mondo di produzione e il mondo del lavoro. Privarsi di un organo così importante, soprattutto in questo periodo in cui la crisi della rappresentanza politico-parlamentare è altissima (prova ne sia l’astensionismo elettorale) e il dialogo sociale è in fase di stallo, sarebbe per il nostro Paese un clamoroso autogol. Tra l’altro, il mantenimento del Cnel non ha un costo così elevato da giustificarne la sua soppressione, si parla di circa 20 milioni di Euro che rientrerebbero tra costo della sede, personale, consiglieri e presidente. Praticamente niente in confronto ai buchi e agli sprechi del bilancio pubblico.
Pertanto, e considerato l’alto potenziale giuridico-sociale, il Cnel anziché abolito va rivisto e rilanciato per poter offrire un valido strumento alla ripresa economica del nostro Paese.
E’ opportuno ribadire che la Costituzione italiana non è la più bella del mondo ma è comunque una buona costituzione che, in 70 anni, non è mai stata pienamente attuata, e allora prima di cedere al canto delle sirene della politica dei “tagli” e delle “semplificazioni” bisogna chiedersi: tutti vogliamo il cambiamento, tuttavia perché accontentarsi di una pericolosa riforma pasticciata quando invece possiamo dire NO oggi auspicando in futuro una riforma migliore che renda la nostra legge fondamentale attiva al 100% coinvolgendo tutte le parti politiche e sociali della nazione? Il famoso detto recita “chi di speranza vive disperato muore” tuttavia in questa giungla popolata da lupi e sciacalli la prudenza è l’arma di difesa più efficace.
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