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Papa Francesco incontra i Movimenti Popolari nel segno della Dottrina Sociale della Chiesa

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Papa Francesco incontra i Movimenti Popolari nel segno della Dottrina Sociale della Chiesa

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di Francesco Marrara – Immergendoci nella lettura del testo integrale del discorso che Francesco I ha tenuto di fronte ai partecipanti del III Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari, possiamo sostanzialmente rilevare tre punti focali sui quali il Sommo Pontefice si è soffermato: 1) Il terrore e i muri2) l’Amore e i ponti; 3) Bancarotta e salvataggio. In questa direzione, sarebbe importante coglierne gli aspetti più significativi in relazione all’essenza del messaggio sociale cattolico. Innanzitutto Bergoglio si interroga su un aspetto molto importante: chi governa e come governa? La risposta è il denaro! Attraverso una logica di violenta sottomissione culturale, psicologica, culturale e militare il denaro governa ponendo in essere un terrorismo di base che saccheggia e tiranneggia l’intera umanità. Ecco che entra in atto quel meccanismo di manipolazione psicologica e spirituale che induce interi popoli ad innalzare quei «muri di esclusione e sfruttamento» divenuti tanto cari al cosiddetto «imperialismo internazionale del denaro». Bergoglio – dunque – invita alla preghiera e alla misericordia, le sole in grado di poter abbattere paura e terrore. Quest’ultimo, deve essere affrontato – afferma Francesco – con l’Amore. È chiaro che questa dittatura economica globale si pone nettamente in contrasto con la Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica.
Al riguardo nella seconda riflessione «l’Amore e i ponti», sono state sollevate alcune prospettive interessanti proprio in un’ottica di rilancio della concezione sociale cattolica, oggi più che mai fondamentale per abbattere i muri ed innalzare i ponti di solidarietà tra i popoli. Non a caso, prendendo come riferimento la Lectio Divina (cfr Mc 2,27 – cfr Mc 3,6), sono stati messi in evidenza due criteri fondamentali: la funzione di giustizia sociale del lavoro e la riscoperta dell’Uomo integrale. Il primo criterio è riscontrabile nelle seguenti parole del Pontefice: «E dopo, in quello stesso giorno, Gesù fece qualcosa di “peggiore”, qualcosa che irritò ancora di più gli ipocriti e i superbi che lo stavano osservando perché cercavano una scusa per catturarlo. Guarì la mano atrofizzata di un uomo. La mano, questo segno tanto forte dell’operare, del lavoro. Gesù restituì a quell’uomo la capacità di lavorare e con questo gli restituì la dignità» E ancora, «A volte penso che quando voi, i poveri organizzati, vi inventate il vostro lavoro, creando una cooperativa, recuperando una fabbrica fallita, riciclando gli scarti della società dei consumi, affrontando l’inclemenza del tempo per vendere in una piazza, rivendicando un pezzetto di terra da coltivare per nutrire chi ha fame, quando fate questo state imitando Gesù, perché cercate di risanare, anche se solo un pochino, anche se precariamente, questa atrofia del sistema socio-economico imperante che è la disoccupazione.» Ridare dignità al lavoro significa – secondo quanto è possibile dedurre dal discorso – restituire terra e fabbriche a contadini ed operai: solo così potrà essere abbattuta la disoccupazione imperante. Il secondo criterio è la riscoperta dell’essere umano nella sua integralità. Ovverosia, non più un uomo piegato alle logiche consumistiche e mercificatrici dell’atrofia morale, bensì un uomo umano, integrale, rispettoso del creato. Chi pensa, però, ad un Papa comunista si sbaglia. Lui stesso ammonisce dal rischio di perdersi in schematismi marxisti e nel «colonialismo ideologico globalizzante» che impone «ricette sovraculturali che non rispettano l’identità dei popoli».
Nell’ultimo punto del suo discorso, Papa Bergoglio cita più volte la parola «Amore». Tale inciso, sembrerebbe riecheggiare in merito al problema secolare dei migranti, degli sfollati e dei rifugiati: «…E’, veramente, un problema del mondo. Nessuno dovrebbe vedersi costretto a fuggire dalla propria patria. Ma il male è doppio quando, davanti a quelle terribili circostanze, il migrante si vede gettato nelle grinfie dei trafficanti di persone per attraversare le frontiere, ed è triplo se arrivando nella terra in cui si pensava di trovare un futuro migliore, si viene disprezzati, sfruttati, addirittura schiavizzati. Questo si può vedere in qualunque angolo di centinaia di città. O semplicemente non si lasciano entrare. Chiedo a voi di fare tutto il possibile; di non dimenticare mai che anche Gesù, Maria e Giuseppe sperimentarono la condizione drammatica dei rifugiati. Vi chiedo di esercitare quella solidarietà così speciale che esiste tra coloro che hanno sofferto. Voi sapete recuperare fabbriche dai fallimenti, riciclare ciò che altri gettano, creare posti di lavoro, coltivare la terra, costruire abitazioni, integrare quartieri segregati e reclamare senza sosta come la vedova del Vangelo che chiede giustizia insistentemente…» D’altronde il Mediterraneo è divenuto un vero e proprio cimitero. Significativo a tal proposito è il concetto di «bancarotta dell’umanità» che Sua Santità – riprendendo le parole Arcivescovo Hieronymos di Grecia – mette in parallelo con quello di  «bancarotta delle banche»«Cosa succede al mondo di oggi che, quando avviene la bancarotta di una banca, immediatamente appaiono somme scandalose per salvarla, ma quando avviene questa bancarotta dell’umanità non c’è quasi una millesima parte per salvare quei fratelli che soffrono tanto?»
Il discorso finale del Pontefice ai Movimenti Popolari, si conclude con un riferimento alla politica. Così come la democrazia rischia di atrofizzarsi a causa del dominio dei gruppi economici e mediatici, anche la politica rischia di andare – sempre più – verso questa direzione. In fin dei conti la vera Politica (con la P maiuscola) dovrebbe servire e non servirsi dei cittadini, dei poveri e dei misericordiosi.
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