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Politica Nazionale

Istat: italiani sempre più poveri

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di Giorgio Arconte – Cosa ci hanno lasciato i mille giorni di governo Renzi? Successi ne annoveriamo davvero pochi e solo a vantaggio del mondo del Capitale. Al popolo italiano, invece, resta in eredità solo la precarizzazione del lavoro, grazie alla cancellazione dell’articolo 18 ed all’approvazione del Jobs act; la disgregazione della famiglia come cellula fondamentale della società, grazie all’approvazione delle unioni civili, del divorzio breve e della buona scuola; ma soprattutto Renzi lascia un’Italia sempre più povera. A dirlo, con dati riferiti al 2015, è l’Istat il quale ha stimato che il 28,7% delle persone residenti in Italia è a rischio di povertà o esclusione sociale. Oltre un italiano su quattro, quindi, si trova almeno in una delle seguenti condizioni: rischio di povertà, grave deprivazione materiale, bassa intensità di lavoro.
Spulciando il report Istat sulle “condizioni di vita e reddito” degli italiani emergono in particolare tre dati.
  • Il primo è che i residenti nel Sud e nelle isole sono quelli che risentono maggiormente di questa situazione, addirittura quasi un meridionale su due (il 46,4%) è a rischio di povertà o esclusione socialecontro il 24% del Centro e il 17,4% del Nord. La “questione meridionale”, quindi, è ancora lontana dall’essere risolta e le cause – risalenti al Risorgimento con l’invasione del Regno delle Due Sicilie da parte dei Savoia – restano in una mancanza di volontà politica nel proporre soluzioni di sviluppo anche per il Sud. Ogni tanto si sente parlare del ponte sullo Stretto come panacea di tutti i mali occupazionali ed economici del Meridione ma la realtà è che il Sud è ancora considerato un bacino importante per alimentare quell’esercito di riserva del Capitale utile all’economica industriale del Nord. Non a caso nessun governo ha inteso fare reali investimenti nel Meridione, soprattutto gli ultimi governi nominati che si sono succeduti e si sono distinti per la completa assenza di progettualità per la politica industriale ed occupazionale del Paese. Evidentemente non bastano i “bonus” per creare sviluppo e lavoro.
  • Secondo dato è che risulta in aumento della condizione di povertà assoluta tra le famiglie con 4 componenti (da 6,7 del 2014 a 9,5%) e in media più numerose. Anche qui la totale assenza di politiche per la famiglia del governo Renzi non solo sta portando all’estinzione del Belpaese, che vive la più grossa crisi demografica mai conosciuta dal dopoguerra, ma addirittura sta mettendo in ginocchio quello corpo – la famiglia – sul quale è cresciuto tutto il tessuto sociale italiano. Un tempo la famiglia italiana era il primo ammortizzatore sociale e soprattutto è stata protagonista del nostro boom economico con il fiorire di tante piccole e medie imprese che hanno segnato l’eccellenza del made in Italy. Oggi, invece, si pensa a gay e a come aprire al business degli uteri in affitto…
  • Terzo dato interessante dell’analisi Istat sono i giovani in povertà, addirittura triplicati nell’ultimo anno: uno su dieci degli italiani tra i 18 e 34 anni vive in povertà assoluta. Non è un caso che in occasione del referendum questa fascia di età abbia votato per ben l’81% un sonoro NO alla riforma costituzionale. I bonus promessi da Renzi non sono bastati per scaldare i giovani italiani i quali hanno dimostrato, con questo referendum, di non vendersi per un piatto di lenticchie. Senza giovani una nazione muore e questa nostra Italia sta lentamente soccombendo sotto i colpi di una politica completamente asservita ai bisogni di Bruxelles, della Merkel e della BCE.
Questi dati possono far sperare di essere alla vigilia di una svolta? Sicuramente la netta vittoria del NO al referendum sembra cominciare a rivelare la dittatura delle illusioni e nel prossimo futuro sicuramente anche in Italia si marcherà più nettamente la contrapposizione fra elités e popolo.
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