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Politica Nazionale

La politica italiana è diventata una “stronzata generale”. Rodolfo Calabrone docet…

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di Luigi Iacopino – Che i partiti politici non godano di buona salute è considerazione pacifica, quasi un’ovvietà, considerando la scarsa partecipazione popolare e la trasformazione di direzioni, segreterie e convention, in eventi ludico-teatrali dove attori e comparse si alternano tra monologhi degni del migliore Al Pacino, solenni scene madri e scene da cabaret che farebbero impallidire anche chi il comico lo fa di professione. La politica è (il miglior) cabaret, il cabaret è (la migliore) politica, la politica è (il più esilarante) avanspettacolo, l’avanspettacolo è (la più esilarante) politica.
Il “preside, professore o, molto più semplicemente, professore, dottore, cavaliere del lavoro, grande ufficiale Rodolfo Calabrone” – il Lino Banfi del celebre film “La ripetente fa l’occhiolino al preside”, tanto per intenderci – in occasione del primo giorno di scuola, non trovò di meglio da dire che “la scuola italiana è una stronzata generale, chi vuole appartenere a quella stronzata se ne va in un’altra scuola, perché qui da me o si riga dritti o si riga storti”. Mai frase fu più azzeccata anche per la claudicante e affannata “arte che attiene alla città-stato” (avrebbero detto gli antichi greci), la politica in una sola parola, che ormai pare accontentarsi di essersi ridotta a essere né più né meno che una stronzata generale, qualunque per giunta.
Cambi di casacca puntuali come orologi svizzeri e promesse elettorali puntualmente disattese, programmazione totalmente assente e obiettivi totali raggiunti di poco superiori al 5%, finzione e fantascienza che sostituiscono realtà e concretezza, manco fossimo lì lì a voler ridefinire le leggi della fisica, desideri egoistici che predono il posto dei diritti fondamentali, regresso vestito e truccato da progresso, campagne pubblicitarie e pubblicità da campo che entrano fin dentro la camera da letto e ti costringono, anche se non vuoi, a guardare quelle facce e leggere quella feccia, nonostante tu ci capisca poco o niente. Ma tanto che ci frega, alla fine, si sa, cambierà poco o nulla.
Ecco, chi vuole persistere ad appartenere a questa stronzata generale continui pure questo valzer fintantoché il giradischi continua a suonare. Chi no, invece, pensi e ripensi a se stesso. Siamo al primo giorno di scuola, direbbe il preside Rodolfo Calabrone. C’è da ricostruire i rapporti con un popolo che è lì, seduto alla stazione mentre aspetta il treno giusto, o forse il treno migliore, quello che però non vuole passare. E se non passa, il popolo che aspetta finirà per salire sul treno sbagliato, di nuovo.
Si riparta dal coinvolgimento diretto di questo popolo, il grande assente degli ultimi 10 anni, o forse più. L’altra scuola, quella delle segrete stanze e dell’autoreferenzialità, quella stronzata generale, non piace più a nessuno. Adesso è tempo di rigare dritti, stiamo tornando al primo giorno di scuola. E se il primo giorno di scuola dovesse confermare l’andazzo degli ultimi cinque, “figuramose l’urtimo”.

(qui il discorso di Lino Banfi nel film: https://www.youtube.com/watch?v=-jEuKAKil0o)

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