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Vinta la battaglia, chi combatterà la guerra?

Politica Nazionale

Vinta la battaglia, chi combatterà la guerra?

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di Francesco Marrara – Dopo la Brexit e la vittoria di Trump, un altro schiaffone è stato dato ai sedicenti “democratici” di turno. La vittoria del NO con il 60% dei consensi segna un piccola vittoria del popolo nei confronti delle cosiddette élites. Parafrasando Diego Fusaro, è stata vinta la battaglia, ma non ancora la guerra! Ebbene, adesso quale leader o quale forza politica avrà il coraggio combattere questa guerra?
Gli interrogativi da porsi sarebbero molteplici ma a questo punto bisognerebbe focalizzare l’attenzione su alcuni aspetti fondamentali. Partiamo dalla coalizione dei “vinti”. Subito dopo la vittoria del NO, il Capo del Governo si è dimesso ufficialmente dal suo incarico: crisi di governo e avvio delle consultazioni da parte del Presidente della Repubblica che ha già incoronato a premier il grigio Gentiloni. Difficilmente si andrà alle elezioni prima di giugno vista l’incostituzionalità della legge elettorale. A tal proposito, spetterà alla Corte Costituzionale l’ultima parola.
Intanto l’Italia ha il quarto governo non eletto dal popolo con l’obiettivo primario di emanare una nuova legge elettorale. Una soluzione che probabilmente porterà ad assecondare le imposizioni della Troika (BCE-Commissione Europea-FMI) come, ad esempio, la possibilità di attingere al cosiddetto “Fondo salva-stati”.
Aldilà di ogni possibile deduzione, sul fronte del SI bisognerebbe annotare due circostanze di fatto. Innanzitutto, nella percentuale del 40% ritroviamo renziani e non che hanno espresso la volontà di un cambiamento delle regole del gioco seppur lo stesso, a rigor di logica, non valesse nemmeno la candela visti contenuti e motivazioni. In secondo luogo, nel nucleo di questo 40% è radicata una forma mentis ancora fin troppo legata al pensiero unico dominante. Ciò è da additare principalmente alla manipolazione dei mass-media, i quali avevano prospettato un imminente apocalisse con la vittoria del NO.
I “vincitori”, il 60% della popolazione che ha votato NO a questa “deforma” o “schiforma” costituzionale. Il dato più rilevante è quell’81% di giovani (dai 18 ai 34 anni) che ha votato NO.
Questo sonoro NO degli italiani deve essere inquadrato secondo una triplice prospettiva. La prima segna una vera e propria bocciatura della figura politica di Matteo Renzi (voto di pancia). La seconda indica la bocciatura del boy scout e delle sue politiche fallimentari (voto politico). La terza è stata una bocciatura sui contenuti e retroscena relativi alla riforma (voto di consapevolezza) grazie anche all’informazione alternativa sul mainstream.
Tuttavia, il fronte del NO, presenta una molteplicità di forze politiche e sociali – dal 5S ai dissidenti di centrosinistra e PD, passando per Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia e il popolo del Family Day – che sembrerebbero non avere, quanto meno al momento, delle linee guida ben chiare. Cosa manca per combattere la guerra? Mancano gli uomini. Mancano i capi. Non esiste una vera e propria classe politica dirigente in grado di saper creare un’alternativa credibile. Purtroppo, in questo periodo di malcontento generale, l’unica alternativa credibile agli occhi del popolo sembra essere il Movimento Cinque Stelle. Quest’ultimo, però, evidentemente manca di quel retroterra culturale che servirebbe a rivitalizzare il deturpato concetto di democrazia. La guerra del sangue contro l’oro, non si può mica combattere a colpi di Vaffa.
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