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Governi (piro)tecnici: storia di un’ordinaria amministrazione

Politica Nazionale

Governi (piro)tecnici: storia di un’ordinaria amministrazione

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di Francesco Marrara – Il neo governo Gentiloni è il quarto – rigorosamente in ordine cronologico dopo quello di Mario Monti, Enrico Letta e Matteo Renzi – a non essere stato legittimato dal mandato popolare. Dal 2006 in poi, tutti i componenti del Parlamento – e indirettamente anche il Presidente della Repubblica, da quest’ultimo eletto in seduta comune – sono stati eletti con una legge elettorale (il Porcellum) dichiarata incostituzionale dalla sentenza n.1/2014 della Corte Costituzionale. Da oltre dieci anni, dunque, siamo governati da abusivi!
Fatta questa dovuta introduzione, possiamo addentrarci in una storia – intrigante, forse controversa ma comunque facente parte del nostro dettame costituzionale – che ebbe inizio nel 1953.
Cosa accadde nel lontano 1953? Fu nominato il primo governo “tecnico” o meglio ancora “amministrativo”. Il candidato, Giuseppe Pella, accettò l’incarico di Presidente del Consiglio dei Ministri offertogli dall’allora Presidente della Repubblica Luigi Einaudi. Rimase in carica 5 mesi ed 1 giorno. Essendo praticamente impossibile elencare in così poche righe tutti i governi che non sono stati legittimati per via del mandato popolare, ne ricordiamo qui solamente alcuni: Ciampi (1993), Dini (1995), D’Alema (1998), Monti (2011), Letta (2013), Renzi (2014) e appunto Gentiloni (2016). Colpi di Stato Permanenti? Forse, ma ne siamo sicuri?
L’articolo 92 comma 2 recita testualmente: “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri.” Senza addentrarci in tecnicismi giuridici ed istituzionali, cerchiamo di focalizzare la nostra attenzione su alcuni aspetti:
  1. Siamo di fatto in una Repubblica Semipresidenziale. Perché non legittimare il passaggio ad una vera e propria Repubblica Presidenziale – magari attraverso referendum – anziché agire sotto traccia con manovre di palazzo?
  2. Il Popolo, pur essendo sovrano nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione, vuole tornare ad essere artefice del proprio destino esprimendo – legittimamente – il proprio diritto al voto. Una parte crescente della popolazione è stanca di essere governata da personaggi sconosciuti e frutto di pressioni di potentati sovranazionali.
  3. Viviamo in uno Stato di apparente legalità. Aldilà del nostro attuale assetto designato dalla Costituzione, è palesemente chiaro che queste manovre sotterfugi sono figlie della crisi del grande dio chiamato democrazia. La vera democrazia si realizzerà nel momento in cui alla sovranità politica non si farà prescindere la sovranità monetaria.
Di fronte a questo status quo – cambiare tutto per non cambiare niente – chi fino a pochi giorni fa sosteneva la volontà di voler cambiare le regole del gioco (bisogna farlo, ma non sotto consiglio di banche e ambasciatori), oggi sostiene a gran voce l’insediamento dell’ennesimo governo (piro)tecnico, consenziente alle politiche della Troika e quindi contrario l’interesse del popolo italiano, appellandosi all’articolo 92. Questo è già di per sé un atto più che anticostituzionale. Ormai da tempo, in nome della scoppiettante e scricchiolante Carta Costituzionale, la scelta dei rappresentanti (sovranità popolare) è diventata pura e semplice mistificazione.
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