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Cultura

Stupro nel centro sociale … un’aberrante giustificazione

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di Antonio Giuseppe D’Agostino – Lentamente cadono gli ultimi baluardi di quel pensiero radical chic legato a una “sinistra” mentalità che tenta freudianamente di sopravvivere alla sua morte.
Lo scioglimento di Sinistra Ecologia e Libertà – partito sconfitto alle ultime elezioni, ma presente in Parlamento grazie al premio del migliore perdente – è la plastica rappresentazione di come i movimenti che si legano a quel comunismo morto e sepolto stanno lentamente sgretolandosi.
Marxismo, leninismo, trozkismo, stalinismo, maoismo, castrismo, etc., lentamente stanno morendo e per sopravvivere devono comunque essere assorbiti dai nuovi falsi “sinistri” soggetti politici o tentare di accusare, ancora una volta, il fascismo anche quanto questo non dovrebbe essere oggetto di cronaca e di citazione.
Ma si sa, gli eredi dei progrom targati falce e martello non vogliono ancora accettare la violenza insita nel loro movimento o il fallimento della loro ideologia.
Permangono nella loro sciocca convinzione di rappresentare il bene assoluto, contro quel male diabolico rappresentato dal fascismo, dimenticando la lezione di Hannah Arendt all’interno del suo famoso “Le origini del Totalitarismo”.
La filosofa ebrea scriveva, infatti, “il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione fra realtà e finzione, fra vero e falso non esiste”, ossia quell’essere umano che tende a mistificare la realtà delle cose.
Recentemente, la notizia di uno stupro avvenuto all’interno di uno spazio sociale occupato di Parma ha riportato alla luce tutta la violenza che il principio di sudditanza partigiana, enunciato dalla Arendt, porta con sé.
Una ragazza, molto probabilmente stordita con delle droghe, è stata stuprata dai “compagni” di un centro sociale antifascista e la notizia è emersa solo dopo anni da quel gesto di violenza inaudito.
Anni in cui la vittima è stata minacciata, isolata, schernita con nomignoli che richiamavano ad azioni volgari commesse da quei ragazzi che amano ballare e sfilare con il pugno chiuso alzato.
Un’emarginazione che fa pensare a quelle modalità mafiose che si registrano ormai in tutto il mondo e che nulla hanno a che fare con l’ideologia e la politica.
Lontano dal volere assumere su di sé ogni possibile responsabilità, commesse all’interno della Rete Antifascista di Parma, il mostro del pensiero nato e cresciuto all’ombra del Muro di Berlino partorisce il suo tentativo di difesa, mascherato da un concetto di solidarietà bieco e inutile nei confronti di quella ragazza descritta come “un’infame”, aggredita, denigrata, emarginata e scacciata da quegli ambienti “antifascisti”.
Per giustificare (fingendo di denunciare) tutto quell’odio, maturato al suono di canzoni classiche come “Bella Ciao”, ecco che viene partorito un concetto più osceno di quell’atteggiamento para-mafioso che ha difeso gli aguzzini, i violentatori: “la violenza è sempre fascista, anche nei centri sociali”.
Niente di più aberrante, mostruoso, osceno.
I compagni del centro sociale, magari vestiti con i vessilli di falce e martello, ascoltando canzoni comuniste, drogano, violentano ripetutamente in gruppo una ragazza, la filmano, la minacciano, la isolano all’interno degli stessi ambienti di “sinistra”, ma la violenza è sempre e solo fascista?
Nessuno si è reso conto di quanta idiozia c’è in quell’affermazione che tenta solo di allontanare le responsabilità da quella forma di pensiero che deve per forza di cose essere santificata?
Dall’Holodomor (genocidio ucraino voluto da Stalin, 1932-1933), ai crimini commessi durante e dopo la resistenza, passando per il gulag, le Foibe e per finire con la persecuzione degli omosessuali nella Cuba di Che Guevara e Fidel Castro (solo per citare alcuni dei terribili crimini dei rossi) si è sempre tentato di allontanare le responsabilità di un credo politico tutt’altro che pacifico.
Si è giunti a coniare persino il termine fascisti rossi e oggi si arrivati alla mostruosa affermazione che ogni forma di violenza è fascista, dimenticando come tutte le forme di totalitarismo politico nascono dalla brutalità e dalla prepotenza.
Un pensiero dualistico, bene e male, che annulla la presenza di una parte in gioco (il comunismo) per presentare come il male assoluto solo la controparte.
Ma se cosi fosse, allora, ci troveremmo di fronte a un’aporia del pensiero politico, una strada senza uscita che certifica come tutte le ideologie sono un surrogato del fascismo e anche il più duro dei compagni si ritroverebbe ad essere un camerata, con buona pace dei pugni chiusi e delle “zecche”.
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