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Il conservatore del futuro: un libro impertinente

Cultura

Il conservatore del futuro: un libro impertinente

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di Francesco Marrara –  In un mondo nel quale le tradizionali categorie politiche sembrerebbero ormai essere superate e passate di moda, c’è invece chi – guardando al passato – auspica ad un miglioramento del presente e soprattutto del futuro. Stiamo parlando del libercolo – Il conservatore del futuro – redatto dal giovane Francesco Giubilei per la collana di attualità Fuori dal coro de Il Giornale. Il libricino si compone di una serie di argomenti (Cultura, Ecologia, Economia, Europa e Nazione, Famiglia, Immigrazione, Politica estera, Religione, Scuola e università, Web e social network) che sintetizzano – in maniera pratica ed accessibile – il pensiero conservatore.
Fin dalle prime pagine, l’attenzione del lettore viene sollecitata da una piacevole curiosità in merito al tema dell’ecologia: ebbene non solo i cosiddetti progressisti ma anche i conservatori sono sensibili al tema della tutela e della salvaguardia dell’ambiente. Giubilei sottolinea che «in realtà storicamente i conservatori hanno accettato lo sviluppo industriale se subordinato alla tutela dell’ambiente e alla salvaguardia dell’identità dell’individuo e delle comunità.» E ancora: «l’errore principale dei conservatori nel 900 è stato lasciare il monopolio delle battaglie a favore della tutela dell’ambiente a organizzazioni ambientaliste che hanno strumentalizzato un argomento che dovrebbe invece essere di interesse comune politicizzando il dibattito». Temi caldi e di estrema attualità quali Economia, Europa e Immigrazione, vengono affrontati con estrema franchezza nonché serietà e libertà di pensiero senza cadere né nella solita retorica radical chic né nel becero razzismo in «salsa destroide». Tuttavia, se su Europa ed Immigrazione si può essere sostanzialmente d’accordo, sul tema economico e soprattutto monetario, bisognerebbe sollevare delle riflessioni. Innanzitutto, esistono due filoni del conservatorismo economico: sociale e liberale. Il «conservatore del futuro» è a favore della sovranità nazionale in ambito economico (così come in politica estera) e la sua visione si può sintetizzare con la formula del «capitalismo critico»: si al libero mercato, se pur lo Stato debba fissarne regole e paletti ben precisi. E fin qui nessuna critica sostanziale si potrebbe muovere. Ma alla domanda “favorevoli o no alla moneta unica?” il conservatore del futuro dovrebbe affiancare l’interrogativo cruciale: «di chi è la moneta unica?». Egli è a favore di una moneta di proprietà dei cittadini europei – emessa a credito – da una banca possibilmente pubblica?
Merito del giovane autore è quello di sottolineare sia la centralità della famiglia – intesa come il fondamento della comunità – sia l’auspicio di volere riscoprire, nel prossimo futuro, il concetto di Patria, purtroppo denigrato dall’opinione pubblica italiana a causa della cultura sinistroide che ha sempre affiancato il patriottismo all’esperienza del Ventennio fascista. Altro aspetto fondamentale è la religione. In sé, essa rappresenta il principale nemico contro il relativismo della nostra società contemporanea. Il conservatore, pur affermando il principio di laicità dello Stato, riconosce l’importanza della componente spirituale e soprattutto il contributo storico-culturale della religione cattolica.
Apprezzabile, ma di dubbia condivisione, soprattutto se si prospetta un miglior raffronto con il mondo islamico, è la visione sull’attuale status dell’istituzione Chiesa: «la Chiesa inoltre, pur con tutte le problematiche che l’affliggono, resta l’ultima grande istituzione tradizionale dell’epoca contemporanea in grado di difendere valori sempre più in discussione e di portare avanti battaglie che i governi non sono in grado di realizzare». Sulla cultura in generale e su scuola ed università le opinioni sono abbastanza concordabili. Bisogna non solo tornare alla «sovranità culturale» ma anche ripristinare un sistema scolastico e universitario basato sulla vera ed autentica meritocrazia.
Infine, il futuro conservatore non può prescindere dal confronto con il web ed i social network. Se da un lato è legittima la critica alla troppa «democraticizzazione» di notizie sempre più appiattite dalle opinioni dei cosiddetti tuttologi, dall’altro bisognerebbe riconoscere l’importanza che riveste sul web la controinformazione, la quale quotidianamente smaschera le bugie dei media mainstream.
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