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Cultura

La rivoluzione rock targata Rolling Stones è sbarcata anche a Cuba

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di Pasquale Morisani – Dove la storia segna il passo epocale e la musica traccia una via per il cambiamento, il rock c’è e ne segna il ritmo. A cavallo dei secoli che hanno segnato la modernità contemporanea, il rock in tutte le sue derivazioni ha rappresentato, senza rivali e senza emulazioni, la colonna sonora d’eccellenza.
Al ritmo sostenuto, caldo e ribelle delle pietre rotolanti anche l’Havana, angolo magico dei Caraibi, ha accolto i Rolling Stones, un’icona della rivoluzione senza polvere da sparo, band armata di chitarre e batteria, di note che muovono le immagini di una suggestione irrequieta e contro corrente.
Una presenza simbolo nel cuore di quell’America latina che porta indelebile il segno della lotta di riscatto animata da un ritmo vitale senza pause.
Non è la prima presenza in Sudamerica quella dei Rolling 2016; ancora è vivo nei musicisti il ricordo della visita in Messico che negli anni 80’, alle porte degli States, sdoganò i giovani dal confine dell’oppressione culturale.
Nel XXI secolo, alle soglie della fine di un embargo storico durato mezzo secolo, è emblematica la presenza dei Rolling a Cuba, in questo angolo dei Caraibi sopravvissuto con il cuore e la musica degli artisti del Buena Vista e dei profeti del mambo all’ isolamento culturale e industriale. Oggi Cuba affida al rock ed ai suoi interpreti d’eccellenza la sua voglia di un nuovo corso, di una nuova frontiera.
In una notte illuminata dalle costellazioni habanere, migliaia di braccia accolgono il messaggio di una musica che urla sentimento e rabbia amore e lotta, come un visionario anelito alla vita.
Anche il Comandante, di sicuro, non sarebbe mancato a questo appuntamento, sarebbe stato lì ai piedi di quel palco ad ascoltare voci e suoni, una suggestione in grado di ridare corpo e speranza ad un Popolo fiero, a quella Cuba dei giorni nuovi che porta un segnale di forza e identità.
Non è stato solo un concerto, una saga della libera ed impertinente voglia di libertà; lontani dalle tecnologiche piattaforme di comunicazione, diversa da social e digital sensual, forse un opposto ed antitetico modo per dimostrare che si può trasformare la sofferenza di un Popolo al ritmo di quella musica che, per decine di generazioni, ha suggellato un sogno percorso con lo spirito di chi è giovane anche quando il corpo segna il passo.
Vi è in musica l’energia della vita e Cuba la festeggia, al suono linguacciuto ed entusiasmante, ancor più raggiante ed impertinente.
Bisogna essere lì, ad ascoltare, capire e credere come anche questo sia possibile, come anche questo unisce uomini, un cameratismo che nel legame profondo condivide questa magica catena tra presente e passato, come un sottile collante, un crepuscolo che guarda al Futuro.
Forse adesso questo Popolo potrà dimostrare come, dopo anni sofferti senza mai perdere la propria identità, si potrà trovare e trasformare il tempo per una nuova opera.
Anche tanti di Noi, combattenti, sognatori, romantici dell’ultima ora, sfiancati dall’incedere di questo edonismo divenuto troppo evoluto e poco autentico, possiamo guardare, con speranza di riscatto Comunitario, all’ isola del rum del sigaro, della danza e del sorriso al sole.
Hasta la victoria.
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