LOADING

Type to search

Cultura

Il pensiero unico, la battaglia delle parole e la trappola delle fobie (artificiali)

Share
di Luigi Iacopino – Il gioco è chiaro, per nulla recondito, e un’analisi anche superficiale potrebbe svelare il modus operandi dei (falsi) profeti del pensiero unico.
La strada, quella che sembra proiettarci verso l’omologazione mortificante la capacità di distinguerci, è ornata in modo tale che, anche in tempi brevi e bruciando le tappe, se possibile, dal pensiero unico si possa giungere all’unico pensiero (unificante). Come sempre, tutto ruota attorno ai quattrini – il vile denaro – neppure adoperato in modo intelligente ma solo come tramite per l’arricchimento personale e il consolidamento di quel potere che consente di condizionare media e apparati istituzionali.
Ma, veniamo a noi. Non è sufficiente bombardare costantemente, e con tecniche di illusionismo di massa sempre nuove, le coscienze di tutti noi che siamo costretti a vivere in quell’immensa palude della tristezza che è il mondo moderno. Quello che è necessario, e forse ancora più importante, è squalificare i pensieri critici, delegittimarli e privarli artificiosamente di ogni contenuto. Ma, per farlo, e qui sta l’intuizione, è assolutamente sconsigliabile scendere sul piano per nulla inclinato del confronto civile. No, c’è il rischio di uscire sonoramente sconfitti, nonostante l’ambaradan che si riesce a creare, tra schiamazzi, urla isteriche e colossali contraddizioni in salsa rosa. Molto meglio, in una prima fase, procedere alla costruzione di slogan del tutto privi di contenuti, che consentano di trasferire il confronto dal piano delle idee a quello delle parole. La grande sfida odierna, infatti, non sta tanto nell’affilare la capacità criticata quanto nell’affinare la capacità linguistica.
Poi, non resta che creare un’apposita categoria squalificante, appiopparla al povero malcapitato e sventolare il sempre comodo scettro della fobia. Il gioco è fatto. Se esprimi un pensiero difforme rispetto all’abnorme pensiero unico, poco importa in quale campo specifico, sicuramente è perché nascondi una paura.
Rilevi l’incoerenza dei falsi profeti dell’immigrazione senza controlli, sei razzista e xenofobo.
Rilevi l’incoerenza dei falsi profeti dell’ideologia gender e del matrimonio gay con adozioni annesse, sei omofobo e sessista.
Rilevi l’incoerenza dei falsi profeti dell’attuale (dis)integrazione europea, sei eurofobo.
E compagnia cantando.
È chiaro che è una trappola, la trappola delle fobie (artificiali), nella quale occorre guardarsi bene dal cadere. Questo è il primo elemento di criticità da sottolineare e mettere in discussione. Il patrimonio culturale italiano è cosi vasto, e abbraccia cosi tanti secoli, che ammettere l’impossibilità di argomentare una tesi, forse anche qualsiasi tesi, è roba da pischelli. E le tesi vanno sostenute perché il vero equivoco sta nell’impalcatura della società dei consumi e del godere illimitatamente. Se non è ammesso il concetto del sacro che non sia declinato nel senso della sacralizzazione del mercato e del dio denaro, figuriamoci il senso del limite. Ecco, forse questo potrebbe essere un passo ulteriore: oltre che delle parole, iniziamo a riappropriamoci anche del senso del limite. Il pendio scivoloso è dietro l’angolo.
Tags:

You Might also Like

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *