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Cultura

Bauman e la critica alla post-modernità figlia di se stessa

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Di Antonio Giuseppe D’Agostino – “Il “progresso”, un tempo la manifestazione più estrema dell’ottimismo radicale e promessa di felicità universalmente condivisa e duratura, si è spostato all’altra estremità dell’asse delle aspettative, connotata da distopia e fatalismo: adesso “progresso” sta ad indicare la minaccia di un cambiamento inesorabile e ineludibile che invece di promettere pace e sollievo non preannuncia altro che crisi e affanni continui”.
Una critica dura quella di Zygmunt Bauman al “Modus Operandi” della post-modernità, una valutazione di censura verso quella società da lui definita come “liquida”.
La morte del filosofo-sociologo polacco apre allo scenario devastante di una società che, anche grazie al contributo della sua analisi, è stata messa in crisi nella sua visione sociale e collettiva.
Bauman, carico di orgoglio ideologico (post-marxista vincolato ai valori della sinistra contemporanea, tanto da diventarne un’icona) è riuscito sicuramente a fotografare il contemporaneo individualista e consumista che vincola l’essere umano alla produzione, tanto da diventare il teorico della “decadenza degli intellettuali”.
Un pensiero che negli ultimi anni è stato dominante, anche per le sue aperture nei confronti dell’immigrazione e per le critiche nei confronti della modernità e del libero mercato, con una visione amara per il progresso, per quella post-modernità tipica dell’era della globalizzazione che ha causato la perdita dei legami e la decomposizione del sociale.
Sarebbe stata questa visione a determinare il concetto di “società liquida”, nata anche per difendere quei valori ideologici che la sua stessa teoria dichiarava come deceduti e scomparsi.
Zygmunt Bauman è sempre stato un teorico della sinistra mondiale, di quella corrente filosofica che ha voluto negare i problemi sorti con nuovo millennio travestendoli e accusandoli di razzismo e populismo.
La negazione di quel pensiero unico inserito nella post-modernità, non ha mai portato lo stesso Bauman a comprendere la caduta degli idoli del marxismo e del post marxismo, diventati simulacri di una corrente progressista che ha accolto, senza analizzare, nuovi fenomeni migratori e le nuove teorie sulla sessualità.
Bauman, in altre parole, aveva letto bene i cambiamenti sociali ed è stato in grado di far si che il morto mondo dei “No Global” restasse comunque in piedi grazie alla negazione di quella post-modernità che appariva già morta nel momento della sua stessa definizione.
La morte di Bauman lascia, senza dubbio, un vuoto assoluto nel panorama culturale mondiale, in quella corrente di pensiero che era riuscita a fotografare la decadenza della società, non riuscendo a comprendere come la sua stessa ermeneutica era l’origine e la fine di questa degradazione.
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