LOADING

Type to search

Globalizzazione, utopia decadente dell’uomo nuovo, consumatore senza radici e tradizioni

Primo Piano

Globalizzazione, utopia decadente dell’uomo nuovo, consumatore senza radici e tradizioni

Share
Sarà soltanto il tempo a dirci se Donald Trump riuscirà o meno a scrivere la storia, in quello che, secondo molti – tra i quali si colloca simpaticamente anche il redivivo ex ministro Giulio Tremonti – potrebbe (o, forse, dovrebbe) essere lo scopo della sua candidatura alla guida degli Usa, ovvero mettere in evidenze le lacune di un sistema politico ed economico costruito attorno al mito decadente e illusorio della globalizzazione, per provare quantomeno a riformarlo e migliorarlo.
Del resto, è cosi per tutti e per tutto. Tuttavia, a parte eventuali e semplicistici affidamenti al neo presidente Usa – il rischio c’è, soprattutto per via dei disastri del suo predecessore e del desiderio, questo si, più che mai reale, di un cambio di rotta concreto – non c’è dubbio che il giochino propagandistico della globalizzazione quale dogma di fede della libertà preconfezionata e dell’omologazione profetica di idee, costumi, politiche, modi di essere e di pensare su scala planetaria, infine, si sia rotto.
E, senza cedere agli eccessi della certezza assoluta tout court, qualcuno potrebbe dire che non poteva essere diversamente. Pian piano che l’evoluzione sociale ha iniziato a mettere in evidenza le insufficienze della globalizzazione, smentendo in concreto le profezie degli esperti che ci hanno condotto in un mondo in cui l’1% della popolazione detiene più ricchezza ricchezza del restante 99% (roba da matti), il mondo ha ripiegato verso l’unico epilogo possibile, quell’instabilità generata dal processo incentrato sulla precarizzazione. Prima soltanto lavorativa, poi anche sociale, infine culturale e antropologica.
L’utopia illusoria che, perdendosi in controverse astrattezze filosofiche, peraltro puntualmente tradite sul piano della strutturazione di una società retta, come suggerisce Tremonti, dal politically correct” e dalla “responsibility to protect”, è riuscita nell’unica e perversa impresa di trasformare gli uomini e le donne in meri consumatori e produttori. Il vecchio uomo, inadeguato rispetto all’avvento del libero mercato e sacrificato sull’altare dell’ideologia gender, dell’immigrazione incontrollata e del capitalismo assoluto, è in procinto di essere sostituito dall’uomo nuovo della società dei consumi, un essere senza radici, senza valori e senza tradizioni, possibilmente privo di qualsiasi dimensione etica, spirituale ed antropologica. Tutto è mercato, tutto deve essere pensato e attuato in funzione del mercato.
Ovviamente, in tutto questo non c’è posto per una religione che non sia quella di mammona, il dio denaro, quel denaro che si compra tutto, ma proprio tutto, compresa l’anima e la coscienza degli uomini. Difficile immaginare quello che accadrà tra qualche anno. Sta di fatto che l’elezione di Trump potrebbe realmente segnare la fine di un mondo ipocrita e bugiardo dove la globalizzazione non è soltanto (e semplicemente) una fenomeno politico ma anche culturale, dove quell’1% detta le linee politiche ed economiche ai governi attraverso comitati d’affari, impoverendo il resto dell’umanità, dove esiste un totalitarismo aggressivo, quello che opera sulle coscienze, trasformato in civile progresso dalla retorica delle belle parole. Insomma, un mondo di schiavi che credono di essere liberi.
Tags:

You Might also Like

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *