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Il libro. Benedetti populisti. Cavalcare il populismo per difendere la democrazia?

Cultura

Il libro. Benedetti populisti. Cavalcare il populismo per difendere la democrazia?

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di Francesco Marrara – “Benedetti populisti” è un pamphlet pubblicato da Francesco Boezi per la collana fuori dal coro de Il Giornale. Populismo è ormai divenuto un termine dispregiativo per identificare tutti quei soggetti che non si piegano al disegno tracciato dalle cosiddette élites di potere. Brutti, sporchi e cattivi, i populisti rappresenterebbero il cancro della politica a livello globale, ma la democrazia del terzo millennio è davvero in serio pericolo a causa dei cosiddetto populismo?
Secondo quanto riportato dal dizionario Treccani, per populismo si intende quel “movimento culturale e politico sviluppatosi in Russia” tra il 19° e 20° secolo, che si proponeva di raggiungere […] un miglioramento delle condizioni di vita delle classi diseredate, specialmente dei contadini e dei servi della gleba”. Letta in questi termini, la definizione risulta molto lontana dai contenuti retorici e dispregiativi posti in essere dai radical chic del pensiero unico. Francesco Boezi nel suo libricino ha avuto il merito di smentire ogni pregiudizio insito in questa parola, rivalutandone in chiave prettamente contemporanea l’originaria essenza.
Secondo l’autore, il proliferare del populismo non può che derivare da un fatto purtroppo consolidato: la contrapposizione tra élites finanziarie e popolo. Da questa dicotomia nasce la vera crisi del sistema democratico, all’interno del quale, i gruppi di potere non sono più in grado di interpretare i sentimenti del popolo. Il tutto è dimostrato ogni qualvolta quest’ultimo viene chiamato ad esprimersi attraverso il voto ed il risultato non viene gradito dall’establishment. In questi casi, il responso popolare viene così aspramente criticato tanto che si è arrivati a mettere in discussione il suffragio universale, evidente sintomo che la democrazia è bella quando i risultati protendono verso una certa direzione.
Boezi, sostanzialmente, inquadra il populismo in tre sfaccettature: il fenomeno Trump, l’affaire Le Pen e i difensori della famiglia (naturale). Il tycoon – uomo dell’establishment – ha trionfato grazie al suo avvicinamento alla classe media e alle rassicurazioni nell’ambito della politica estera. La rivale Clinton, invece, ha preferito adottare una tattica piuttosto spregiudicata cavalcando gli interessi di determinati centri di potere. Fenomeni molto interessanti risultano il Front National di Marine Le Pen e il popolo del Family Day. Il primo, penetrato profondamente nel tessuto sociale francese, si appresta a riaffermarsi come il primo partito di Francia grazie al suo superamento delle dicotomie destra/sinistra, allo svecchiamento della classe dirigente, all’abbandonando degli eccessi xenofobi del passato. Inoltre, il continuo richiamo all’identità e all’autodeterminazione dei popoli come elementi di discussione in ambito Europeo, rappresentano alcuni degli elementi di successo del populismo lepenista. Il secondo rappresenta, invece, un vasto ed articolato movimento che sta contribuendo non solo alla difesa dei valori della famiglia, ma anche ad essere portavoce di un messaggio politico in seno alla società di italiana (vedi referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre 2016).
Cavalcare il populismo per difendere lo svilimento della democrazia? Forse, ma nel frattempo… Benedetti siano i populisti!
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