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Ridateci i barboni, sono segno di ribellione!

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di Giorgio Arconte – Questo inverno italiano è sicuramente uno dei più gelidi degli ultimi anni tanto da cogliere un po’ tutti impreparati e da causare a volte anche delle tragicità.
Mi riferisco certamente al dramma dell’Hotel di Rigopiano, travolto da una valanga nei giorni scorsi, ma soprattutto il pensiero è rivolto alle tante persone, principalmente anziani e barboni, le quali spesso non possono materialmente far fronte a questa ondata di gelo. A dire il vero qualche giorno fa si era acceso un piccolo e caduco faro di attenzione verso queste persone, complice la morte di un barbone a Firenze. Ma, un attimo, ho detto la parola barboneper caso? Si! E l’ho pure ripetuta! Eppure durante quei giorni in cui tutti gli italiani si affannavano ad aiutare ogni barbone (ci sono ricascato, l’ho ridetta…), di barboni non se ne sentiva parlare. In tutte le radio, giornali e TV non si faceva altro che ripetere solo un’altra parola, un sinonimo di barbone: clochard.
Chi ha potuto seguire dai telegiornali questi drammi e la generosa, giusta e bella corsa alla solidarietà degli italiani, probabilmente non ha notato che in ogni servizio questa parola straniera, clochard, è stata ripetuta una trentina di volte e mai, dico mai è stata usata la parola barbone. Un servizio del tg mediamente dura un minuto e mezzo, pensate, quindi, quanto ossessivamente è stata ripetuta la parola clochard senza mai, dico mai, usare il corrispettivo italiano. Viene da chiedersi: perché? Perché clochard si e barbone no? Ho provato a dare una risposta che può anche essere il risultato di una pippa mentale ma, come dicono gli antichi, a pensar male ogni tanto ci si azzecca.
Clochard è una parola francese e se l’abbiamo importata dai cugini d’oltralpe con tanta ossessività è per una (mia presunta) ragione: distrarre l’opinione pubblica. Clochard è, evidentemente, una parola straniera, quasi insignificante per un italiano e forse anche un po’ fredda. Probabilmente molti non ne conoscono nemmeno il significato, però, grazie all’uso strumentale dei media, diventa capace di suscitare sentimenti nelle persone. Le masse di genti così vengono scosse, si lasciano coinvolgere da uno slancio passionale di commozione e di solidarietà anche se in realtà non sanno nemmeno il perché.
Apparentemente si stimola l’aiuto verso il prossimo – che spesso si traduce anche in aiuto verso qualche istituzione e amministrazione in affanno, pronti ad allestire grandi campagne, sempre e solo dopo che ci scappa il morto – ma in realtà distrae la massa dal reale problema sociale per soli pochi attimi di passione. Clochard si e barbone no perché barbone è una parola calda, fa pensare subito a un essere umano. Senti barbone e visualizzi già una persona, e immagini che questa persona prima aveva un lavoro e una casa e che per qualche ragione adesso si trova in condizioni di povertà.
Probabilmente questo barbone non ha potuto pagare un mutuo, oppure la propria azienda ha chiuso per trasferirsi all’estero dove tasse e salari sono molto più bassi ma questi pensieri non ci è dato farli. Ridare dignità ad una persona, infatti, non è donargli una coperta ma creare una società dove casa e lavoro stabili siano diritto sociali fondamentali. Ecco perché la parola barbone è stata bandita: per coprire la realtà!
L’uso della parola clochard è un piccolo esempio di come, attraverso la neolingua, si vuole orientare, educare ed unificare il pensiero di massa in una società che, al di là dei proclami del politicamente corretto, nella sostanza si manifesta e si consolida sempre più in senso totalitario. Ridateci allora la parola barbone: è segno di ribellione!
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