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L’adolescenza oggi fra social, disagio, speranze, Pirandello e Pascal

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L’adolescenza oggi fra social, disagio, speranze, Pirandello e Pascal

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di Marianna Morisani (studentessa del liceo scientifico “L. da Vinci” di Reggio Calabria) – Ribelli, coraggiosi, intraprendenti, spontanei. Questi erano, non sono ma dovrebbero essere i giovani. Animi appiattiti che non hanno voglia di farsi domande, si accontentano di vivere in superficie una vita vuota, preoccupati di apparire ciò che non riescono ad essere.
I social network apparentemente realizzano il desiderio dei ragazzi di essere ciò a cui tendono ed annullano il problema esposto da Pirandello nel famoso libro “Uno, nessuno e centomila”. L’uomo non riflette più sulla possibilità di essere uno per lui e centomila per gli altri. Con i social l’individuo diventa unico per se e per gli altri e questa unicità si manifesta attraverso una foto o una frase apparentemente profonda così che chiunque, leggendola, possa considerarlo/a esattamente come egli pensa e desidera di essere. “L’apparire” ci ossessiona, è diventato il centro focale della vita di noi giovani, ci perseguita e inevitabilmente vi cediamo perché questo cedere comporta un senso di appagamento.
Ma di cosa sto parlando in concreto? Mi riferisco a questo continuo bisogno di farsi foto, ad esempio, che non è più un modo per vincere il tempo immortalando un momento che rimarrà vivo grazie a quell’istantanea, ma è semplicemente un mezzo per far vedere alla gente quanto siamo felici, quanto ci divertiamo. E mentre ci preoccupiamo di fare foto e video la vita scivola sotto i nostri occhi. È paradossale pensare che i nostri stati d’animo diventino tali solo quando li condividiamo con gli altri.
In questo articolo avrei dovuto parlare del disagio giovanile e automaticamente ho collegato la parola “disagio” a una sofferenza. Ma quanto fin ora detto non è un vero e proprio disagio perché noi giovani stiamo benissimo in questa situazione, anzi, questo pubblicare continuamente momenti della nostra vita ci elettrizza perché le attenzioni degli altri alimentano il nostro ego e la nostra voglia di essere pensati, considerati. In realtà questa è una felicità apparente, astratta, effimera e non duratura. È un vortice che ci divora, un’esperienza così totalizzante da renderci ciechi perché nessuno si accorge di quanta vita si perde mentre si è occupati a far vedere la superficie della propria agli altri.
Un’altra fase del disagio giovanile è costituita dalla sindrome del divertessmant. È straordinaria l’attualità di questa teoria, elaborata nel 600 da Pascal, che si immerse nell’animo umano e annegò nella sua complessità e nelle sue contraddizioni. La parola divertessmant si traduce come divertimento ma filosoficamente significa “fuga da sè”,”oblio e stordimento da sè”. Attualmente questa “fuga da sè” si concretizza nell’uso di stupefacenti, bevande alcoliche che non fanno percepire la noia e soddisfano la necessità di sentirsi sempre in movimento. È una costante ricerca di emozioni forti, esperienze nuove. In questo modo noi non cerchiamo mai le cose ma la ricerca delle cose che ci permette di non percepire il nostro vuoto interiore, il nostro niente.
Ma da cosa ci si vuole distrarre oggi? Dal senso di inadeguatezza che molti giovani avvertono, dallo stress che ormai fa parte della vita dei ragazzi i quali vengono sottoposti a forti pressioni dalla scuola, che egoisticamente fa di loro l’immagine dei loro eccellenti insegnamenti, e dalla famiglia. Infatti, alcuni genitori desiderano riscattarsi dai traguardi non raggiunti imponendo ai loro figli scelte non condivise, senza rendersi conto che questi non sono una loro  proprietà, nè individui astratti da modellare a piacimento ma persone concrete da ascoltare, sostenere e consigliare. Infine si vuole scappare dalla noia, questo bivio tra la vita e la morte che ci angoscia più di un evento triste, probabilmente perché riusciamo a spiegare a parole la tristezza ma non la noia che non ha una motivazione concreta, reale. La noia è il frutto dei nostri lugubri interiori e ciò che non riusciamo a definire è ciò che ci fa più paura.
Un’età complicata imperniata di speranze, sogni, ingiustizie, delusioni, irrazionalità; questa era, è, e sarà sempre l’adolescenza.
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