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La tragica lettera di Michele: l’epilogo di una gioventù tradita

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La tragica lettera di Michele: l’epilogo di una gioventù tradita

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di Francesco Marrara – I pensieri scorrono velocemente su quel fiume di parole che farebbero tremare anche gli animi più inflessibili. Michele, giovane trentenne, ha deciso di farla finita. Un gesto estremo lo ha spinto a dire basta con la vita. Una lettera carica di significato è l’ultima testimonianza prima dell’addio a famiglia ed amici. Il suicidio – a seconda dei punti vista – è un gesto al tempo stesso riprovevole ed eroico, assurdo e temerario. Aldilà di ogni possibile personalissima visione su tale concetto – da condannare come atto estremo di ribellione – la nostra attenzione deve focalizzarsi su un altro interrogativo: perché Michele è arrivato a così tanto?
Quasi un anno fa, con il saggio “Gioventù tradita in cerca di futuro”, da appena ventenne decisi di intraprendere l’analisi di alcune tematiche legate al mondo giovanile, ho cercato di partire da alcuni documenti storici e giuridici per capire e interpretare con un nuovo linguaggio le dinamiche presenti e future. Leggendo la tragica lettera del giovane friulano ho potuto constatare quello che prospettai quasi un anno fa. “(…) È un incubo di problemi, privo di identità, privo di garanzie, privo di punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive”.
I giovani sono sempre più soli. Privi di valori e punti di riferimento. Privi di identità e progetti di vita. L’attuale società, fondata su logiche mercatistiche e consumistiche, non è più in grado di rispondere alle vere esigenze della gioventù le quali, in linea di massima, dovrebbero rispondere alle seguenti priorità: famiglia, istruzione e lavoro.
La famiglia è la cellula fondante di una società. All’interno di essa l’individuo trova identità e protezione (sovranità umano-personale). L’istruzione è fondamentale ai fini dell’educazione e della formazione della persona la quale, attraverso un sano percorso culturale e formativo deve essere in grado di far emergere le sue vocazioni (sovranità culturale). Il lavoro, è il fine ultimo per la realizzazione umana professionale del soggetto iniziata già all’interno del percorso familiare e scolastico (sovranità economica).
Famiglia, Istruzione e lavoro oggi sono in crisi. Lo sono perché manca il pilastro fondamentale: lo Stato. Quest’ultimo, rappresentato nelle sue varie articolazioni politiche ed istituzionali, è il vero responsabile della crisi di identità dei giovani. Esso è un fantasma. Totalmente affaccendato a sbrigare, o meglio, a subire decisioni imposte dall’alto, non è più in grado di rispondere ai gravi problemi che attanagliano la società e il mondo giovanile. Si, proprio quel mondo di bamboccioni che tutto sopporta e alla fine, quando nessuno se lo aspetta, decide di osare. Osare nel modo più disperato possibile. Il giovane friulano non ne poteva più di uno Stato latitante che gli ha troncato ogni prospettiva di vita: “sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l’altro genere (che evidentemente non ha bisogno di me), stufo di invidiare, stufo di chiedermi cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla determinata, stufo di dover rispondere alle aspettative di tutti senza aver mai visto soddisfatte le mie, stufo di fare buon viso a pessima sorte, di fingere interesse, di illudermi, di essere preso in giro, di essere messo da parte e di sentirmi dire che la sensibilità è una grande qualità”. Siamo tutti stufi! Stufi di finte promesse e delusioni, di un futuro che si prospetta sempre più incerto e nefasto. Stufi di non poter sognare e realizzare una esistenza libera e dignitosa. Ma cosa significa libertà? Cosa significa avere una dignità? Un domani, qualsiasi ragazzo o ragazza potrebbe ritrovarsi nelle medesime condizioni in cui versava Michele.
“Da questa realtà non si può pretendere niente. Non si può pretendere un lavoro, non si può pretendere di essere amati, non si possono pretendere riconoscimenti, non si può pretendere di pretendere la sicurezza, non si può pretendere un ambiente stabile”. Ecco cosa chiedeva: lavoro, riconoscimento, sicurezza e stabilità. Richieste legittime per un giovane trentenne. Richieste impossibili da realizzare? In Italia, spesso sì. D’altronde i giovani è meglio che se ne vadano all’estero… disse qualcuno che oggi fa il ministro della Repubblica italiana. Cervelli in fuga compensati dall’arrivo di milioni persone deculturizzate e disperate a causa di guerre scatenate per il raggiungimento di macabri ed odiosi interessi. “Il futuro sarà un disastro a cui non voglio assistere, e nemmeno partecipare”. Gli italiani non lavorano e non figliano. Ma di quale futuro stiamo parlando? Sicuramente un futuro in cui il popolo italiano – nel senso etimologico del termine – non ci sarà più: “buona fortuna a chi se la sente di affrontarlo”.
“Se vivere non può essere un piacere, allora non può nemmeno diventare un obbligo, e io l’ho dimostrato”. Il culto del bello, della felicità, della gioia, della spensieratezza, della sfrontatezza, dell’audacia sono stati cancellati? Ci vogliono tutti arresi, tristi, cupi, grigi e sviliti. Ci vogliono tutti morti nel corpo e nello spirito. Tutti allineati e democraticamente ubbidienti al pensiero unico dominante. Parassiti e consumatori indebitati. I debiti e l’usura, rappresentano le altre grandi cause dei suicidi avvenuti nel nostro Belpaese. Profetiche, in tal senso, furono le parole del professor Giacinto Auriti: “senza la sovranità monetaria le nuove generazioni non avranno altra scelta che quella tra il suicidio e la disperazione”.
E ancora Michele: “Io sono un anticonformista, da sempre, e ho il diritto di dire ciò che penso, di fare la mia scelta, a qualsiasi costo (…) Dentro di me non c’era caos. Dentro di me c’era ordine. (…) Questo non è un insulto alle mie origini, ma un’accusa di alto tradimento”. Queste parole mettono in evidenza la piena consapevolezza e la tranquillità di coscienza con la quale il giovane friulano ha deciso di mettere fine alla propria esistenza. Un messaggio nudo e crudo. Una presa di posizione di netta contro il sistema. Un atto eroico degno di essere ricordato come l’essenza di una vita che, nonostante tutto, continua e continuerà nel “paradiso degli stronzi”: lì il giovane precario, forse, troverà la pace con se stesso. Epilogo di un giovane e una intera gioventù traditi da chi doveva essere portavoce dei loro sentimenti più liberi e spontanei.
Chi muore giovane è caro agli dei!
A Michele, un ragazzo che nel bene o nel male ha osato come pochi.
Collegamenti utili
http://francescomarrara.blogspot.it/2016/05/recensione-del-mio-saggio-gioventu_28.html
https://www.stanza101.org/index.php/2016-08-28-09-16-16/societa/143-la-lettera-del-giovane-michele-prima-di-togliersi-la-vita-io-precario-appartengo-a-una-generazione-perduta
https://youtu.be/8q1MtTH6URU
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