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Società

Il mondo prosaico e l’assenza dello Stato hanno causato l’odio di Vasto

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Di Antonio Giuseppe D’Agostino – Roberta, Italo e Fabio, tre semplici nomi che segnano il culmine di una disperazione che è diventata l’emblema della nostra Italia.
Tre vite distrutte da una forma di annientamento che evidenzia l’assenza di quello stato di grazia che era capace di garantire sicurezza, perdono e redenzione e che ora non è più di nessuno.
Una realtà che ha abbandonato Dio e che non trova radici nemmeno in quella società prosaica che lentamente sta sprofondando su se stessa.
Roberta, Italo e Fabio, sono tre presone che segnano il punto di non ritorno per quella mancanza di giustizia terrena che ognuno di noi vorrebbe trovare, ma che stenta a realizzarsi soprattutto nel nostro Paese.
Nessuna considerazione per le vittime che qui hanno raggiunto il triste numero di tre, quello stesso numero che racchiudeva in tempi passati la perfezione.
Roberta uccisa in un banale incidente automobilistico che ha causato altre due vittime Italo e Fabio, distanti nella loro realtà esistenziale: un abisso che si misura in dieci anni di annientamento umano.
Fabio, il marito fedele, che da quel giorno non è riuscito ad andare oltre il proprio dolore. L’uomo che per stare ancora accanto alla sua amata frequentava il cimitero come se si trattasse di un tempio e che lentamente si opprimeva ontologicamente fino a sconfinare nel rancore.
Italo, un giovane ventiduenne, che da quel terribile momento non era più lo stesso, che vedeva come un incubo l’uccisione di una donna incolpevole, un ragazzo che aveva perso la sua gioventù in nome e per conto di una società che condanna a prescindere.
Una collettività di individui divisa e frantumata, una realtà che trasfigura tutto il Paese Italia, pronto ad emettere sentenze senza considerare possibili attenuanti, soprattutto ai suoi figli, perché per gli altri le giustificazioni si trovano sempre, mentre l’odio si amplifica grazie anche ai social network.
Al dolore delle famiglia di Roberta, che ha perso una figlia, e di Fabio, deve sommarsi anche il dolore della famiglia di Italo che ha registrato l’assassinio come forma di una giustizia che lo Stato doveva garantire.
In questo terribile annientamento umano, all’interno di questo sommario della decomposizione, lo Stato è stato il carnefice più crudele: incapace di leggere lo smarrimento di Fabio e di proteggere l’annichilimento di Italo.
LIncipit tragoedia di un mondo sopraffatto, teorizzato dal filosofo F.W. Nietzsche, si è palesato davanti a tutto quel decadimento che non sopporta più l’essere umano con le sue fragilità, di quella mancanza di spirito che rende tutto prosaico e friabile.
È questo “Umano, troppo Umano”, che condanna lo Stato con un lutto che si concretizza nelle profezie di pusillanimità dei tempi moderni che sembrano non appartene più a nessuno.
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