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La sfida al pensiero unico passa dal legame fra popolo e intellettuali

Cultura

La sfida al pensiero unico passa dal legame fra popolo e intellettuali

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di Francesco Marrara – In un precedente articolo pubblicato circa un mese fa sul blog di Stanza 101, avevo lanciato un appello ad intellettuali e professionisti affinché si possa creare una nuova sintesi di carattere prettamente linguistico: il rilancio del concetto di identità nazionale non può che passare da un rinvigorimento della  lingua italiana. La rivoluzione culturale, in un momento di caos ed incertezza generale, rappresenta l’unico toccasana per combattere – in maniera intelligente e pragmatica – la dittatura del pensiero unico. Il ragionamento fin qui esposto potrebbe sembrare scontato e assodato se solo ci fosse un’opinione pubblica consapevole ed informata, ma sappiamo benissimo che la realtà è ben altra. Dunque, l’interrogativo che dovrebbe essere posto in essere in questo contesto è uno solo. Chi sarà l’artefice di questa rivoluzione?
La risposta va ricercata nel pensiero gramsciano, oggi riemerso e riportato alla luce – nella sua purezza e consistenza – dal filosofo torinese Diego Fusaro. In poche parole, Gramsci sosteneva che l’intellettuale rappresenta il popolo nel momento in cui tale rapporto si  fonda su  un “sentimento-passione (che) diventa comprensione quindi sapere”. Questo legame sentimentale tra popolo ed intellettuali, purtroppo, al momento non esiste. La maggior parte degli intellettuali è completamente allineata alle logiche neoliberiste, sono pochi coloro i quali hanno il coraggio di denunciare l’attuale sistema o comunque di mostrarsi liberi rispetto a questo. La causa è da ricercare nel fatto che ormai l’intellettuale è inserito pienamente nel processo consumistico e pertanto non deve più rispondere ad un Pensiero più alto, ad un ideale ma deve onorare i contratti con il proprio editore. Evidentemente occorre una svolta. Non siamo più nel Novecento, periodo nel quale abbiamo avuto uomini e donne – prima ancora che intellettuali – che rappresentavano il fior fiore dell’avanguardia culturale italiana. Viviamo nell’epoca di internet e della globalizzazione. Gli intellettuali che oggi si considerano impertinenti devono fare i conti con questa realtà ormai permeata nel nostro modus operandi. Il 2.0 (forse già 3.0) scorre senza tregua e alla velocità della luce. Bisognerà, prima o poi, abbandonare le novecentesche architetture e sovrastrutture per crearne delle nuove al passo con i nostri tempi. Interpreti di questo nuovo messaggio dovranno essere i vari esponenti di quel mondo culturale alternativo. A loro il compito di ri-creare il legame con la comunità attraverso una nuova formula in grado di riaccendere passione e sentimenti.
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