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Un 8 marzo per celebrare la vera donna: madre e alleata dell’uomo

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di Giorgio Arconte – Anche quest’anno siamo arrivati all’8 marzo, data che celebra la donna in tutto il mondo. Una festa giusta e dovuta in quanto rappresenta un momento per riflettere ulteriormente sul grande grazie che l’umanità deve alla donna, se non altro perché la fonte di ogni vita è proprio quest’essere tanto fragile quanto forte.
Una bellissima festa, quindi, che però negli anni continua a perdere sempre più di significato e di bellezza a causa tanto del consumismo quanto di tutto quel movimento ideologico che, a detta dei suoi sacerdoti, vorrebbe “liberare” la donna e non semplicemente dalla mimosa. Che poi, regalare una mimosa resta sempre un gesto, seppur simbolico, molto delicato e bello. Non risolverà il problema delle violenze, ma eliminare e tacciare come sessista uno degli ultimi gesti cavallereschi rimasti è solo paranoia.
Parliamoci chiaro, oggi, in Occidente, la donna è stata “liberata” e la cosiddetta parità fra generi è stata raggiunta. Certo, ancora la maggioranza dei parlamentari e dei manager aziendali non sono donne, ma nessuno metterebbe in discussione il valore e la dignità della donna in quanto tale. Nessuno tranne coloro che sostengono quel meccanismo delle quote rosa che umilia il merito e le capacità femminili riducendoli ad un numero. Abbiamo persino la ministra e la sindaca!!! Cacofonie stupide ed insignificanti perché non descrivono alcuna realtà ma solo una pericolosa ideologia che continua a vedere il rapporto fra uomo e donna come una perenne contrapposizione. La donna, secondo la corrente dominante del femminismo, andava e va ancora liberata dall’oppressione degli uomini, da quella cultura patriarcale che ormai è solo un retaggio del passato. Mai concezione più sbagliata ha creato tanti danni nelle società. Questa presunta lotta fra sessi, che oggi per alcuni si risolverebbe nell’indifferentismo sessuale (o teoria gender), non ha certamente risolto alcun problema, anzi, ne ha aggravato degli aspetti. Infatti, a ben vedere la donna è stata non liberata ma piuttosto è stata ridotta alla sola dimensione del suo corpo-oggetto. Lo possiamo vedere nelle pubblicità e nelle trasmissioni televisive dove la donna viene volgarizzata ed è costretta ad un ruolo semplicemente erotico. Il successo del film “50 sfumature di grigio” tratto dall’omonimo romanzo ne è lampante dimostrazione. Lo possiamo appurare nella pratica dell’utero in affitto dove la donna addirittura diviene un freddo meccanismo nella catena di produzione di un bambino. Lo possiamo ravvisare nelle cliniche per l’aborto dove la donna, ingannata, viene privata di una parte di sé stessa e della sua essenza.
Oggi la donna deve essere davvero liberata ma da una ingannevole propaganda ideologica. Perché se è vero, ed è vero, che purtroppo persiste ancora un problema di violenza, non è certamente nello scontro fra sessi che si trova la soluzione né in quella cultura di morte che domina le società occidentali sempre più in crisi demografica. La soluzione reale continua ad essere solo l’alleanza fra l’uomo e la donna. Quell’alleanza che genera la vita e che esalta la donna nella sua natura che è materna. Lavoratrice, sorella, zia, collega, compagna, fidanzata, amica ma ancora e soprattutto la donna è sempre madre, e insieme all’uomo continua a fondare ogni società ed ogni civiltà.
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