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Politica Estera

Immigrazione: I dubbi delle Procure sui finanziatori delle ONG

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di Antonio Giuseppe D’Agostino – Poche parole basterebbero per sentenziare, in modo definitivo, l’apertura del mondo giudiziario a problemi precedentemente posti e che venivano tacciati come razzisti e xenofobi.
A parlare, non è il solito teorico razzista e fascista o un ideologo della razza superiore, bensì il Procuratore capo di Catania Carmelo Zuccaro, ascoltato dalla commissione Schengen a Palazzo San Macuto.
I recenti articoli, apparsi sui vari quotidiani nazionali, bastano da soli ad illustrare quel processo economico e mondialistico che sta alla base dei flussi migratori che stanno letteralmente mettendo in ginocchio il nostro Paese.
Durante il suo intervento, il magistrato apre ad interrogativi importanti che dovrebbero illuminare sulla reale portata del fenomeno che non cessa di diminuire e che continua a provocare stragi nel Mediterraneo.
Che ruolo hanno le Organizzazioni non Governative, all’interno dei traffico dei migrati? Chi le finanzia e, soprattutto, rendono inutili le indagini sui trafficanti di esseri umani?
Interrogativi pesanti, ma che raramente hanno trovato una risposta esaustiva in quel mondo che con facile retorica ha sempre accusato gli altri di razzismo e xenofobia, come se ci potessero essere nel mondo persone che gioiscono per la morte di un individuo o di un bambino.
Ecco che dal cilindro della Procura di Catania, come se si trattasse di un incantesimo che svela la falsa ipocrisia, queste domande riaffiorano e vengono fissate con una verità non ideologica.
Il Procuratore Carmelo Zuccaro, mette in evidenza come la forza di queste ONG superi di gran lunga quella della Marina Militare italiana o delle Missioni europee che presidiano il Mediterraneo, arrivando persino a registrare “la presenza, nei momenti di maggior picco, di tredici assetti navali”.
Di qui una domanda spontanea, che i tanti ipocriti non riescono ancora a porsi, chi paga tutto questo, visto che i costi così elevati senza disporre di un ritorno in termine di profitto economico?
Da un’attenta esamina, infatti, emerge che i Paesi più impegnati nei soccorsi in mare, al di fuori della missioni internazionali dell’UE e dell’ONU, sono la Germania (cinque organizzazione e sei navi) e Malta (due associazioni e due navi).
In alcuni casi, come per la Phoenix e la Topaz, le imbarcazioni batterebbero bandiere del Belize e delle Isole Marshallcioè di Nazioni che non appartengono all’Europa che per prima sta soffrendo il fenomeno migratorio, soprattutto dall’Africa.
Non senza preoccupazione il Procuratore afferma “crea sospetti anche questo dato dei Paesi che danno bandiera alle navi. E ci si deve porre il problema di dove venga il denaro per sostenere costi così elevati, quali siano le fonti di finanziamento, anche se non sarà facile”.
I numeri, secondo la Procura di Catania, parlano chiaro: queste organizzazioni private spendono dagli 11 mila euro al giorno fino ai 400 mila al mese, per fare la spola fra le coste libiche e i porti, garantendo una zona di sicurezza che faciliterebbe il lavoro dei trafficanti che conoscono le posizioni di queste navi private e lasciano alla deriva le imbarcazioni.
Durante il suo intervento, le ombre che ricadono sulle ONG partono anche dalla considerazione se sia o meno possibile “a organizzazioni private sostituirsi a forze politiche e alla volontà delle Nazioni?”, anche perché queste imbarcazioni non trasportano i migranti nel porto più vicino, ma in quello più “sicuro”, bypassando anche Malta e altre realtà territoriali e incidendo sul peso che gli immigrati hanno nel nostro Paese.
Senza dimenticare che l’azione di sostituirsi alle Istituzioni crea problemi nell’individuazione dei gruppi criminali e degli scafisti che usano gli esseri umani per mero profitto.
Naturalmente, le ONG hanno subito rigettato le dichiarazioni del Procuratore evidenziando la regolarità delle loro azioni in base al diritto internazionale, ma non hanno spiegato i flussi di denaro che finanziano le loro navi e imbarcazioni.
Poche parole, per allontanare sospetti che non provengono certo da militanti dell’estrema destra, ma da quei rappresentanti delle Istituzioni che lottano giornalmente contro tutte le mafie e che oggi aprono uno squarcio anche sul fenomeno immigrazione e sui processi ad esso legati.
Al di là di ogni possibile polemica, resta un dubbio implicito che sembra evocare quel principio di libertà, spesso invocato da queste associazioni, che contrasta con quello di responsabilità, richiamando alla memoria le parole del filosofo Nicolás Gómez Dávila l‘illusione di essere liberi cresce con la nostra sottomissione al mondo. Chi è schiavo di tutto quanto lo circonda proclama la sua autonomia”.
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