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L’ipocrisia del “we not afriad” contro un reale e schietto “io ho paura”

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L’ipocrisia del “we not afriad” contro un reale e schietto “io ho paura”

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di Antonio Giuseppe D’Agostino – Tolosa, sud della Francia; museo ebraico di Bruxellesstazione di polizia a Joue-les-Tours; settimanale satirico francese Charlie Hebdo a Parigi; locale Krudttonden, a CopenaghenSaint-Quentin-Fallavier, nei pressi di Lione; treno Thalys tra Amsterdam ParigiStade de France di Saint Denis; alcuni ristoranti nella zona ovest del centro di Parigi e il teatro Bataclan; fermata della metropolitana di Londra di Leytonstone, l’aeroporto di Zaventeme e la stazione della metropolitana di Maelbeek; lungomare di Nizza, treno nella città tedesca di Wurzburg; festival musicale ad Ansbach, in Baviera; chiesa nella zona di Saint-Etienne-de-Rouvray, a Rouen; mercatino di Natale del quartiere berlinese a Breitscheidplatz; ponte di Westminster Parlamento britannico.
Perbenismo e mancanza di buon senso, la paura di avere paura ha piegato le ginocchia dell’Europa che ora finge di non vivere nell’inquietudine al grido “we not afraid”, mentre gli jihadisti infliggono l’ultimo colpo mortale alla sua retorica.
I nomi delle città europee colpite fanno rabbrividire, ma scompaiono di fronte alla carneficina che si sta operando contro la corrente sunnita dell’Islam, ossia la parte più pura e aperta che richiama alle dottrine sufi e ai dottori della Legge che fino a qualche decennio fa aprivano il mondo musulmano al mondo occidentale, riuscendo così a interagire con esso e a viverci gomito a gomito.
Ma non è in questa sede che si vuole fare un’apologia dell’Islam, piuttosto criticare quel mondo occidentale caduto nell’oblio del più becero nichilismo, che ne ha profondamente minato i valori, permettendo al suo laicismo di aprire la strada a chi in Europa vuole fondare la Panarabia.
Il mondo occidentale, che ancora si deve riprendere dal lutto per la più grande menzogna del secolo scorso (il Comunismo, nda), ha ancora bisogno di punti di riferimento che allontanano quell’elaborazione del lutto che sarebbe dovuta partire con la caduta del Muro di Berlino.
Per non fare questo, per allontanare il processo di separazione al corpo morto dell’ideologia dell’est della cortina di ferro, ha sposato teorie che hanno avuto lo scopo di infrangere i vecchi valori senza il buonsenso di crearne nuovi.
Di fatto, ha sposato solo il cadavere di quella vecchia concezione del mondo che era scomparsa nei gulage nelle foibe, tentando di resuscitare un cadavere già seppellito, dimenticando come questo è stato sempre e solo concesso alla religione e non alle false ideologie politiche.
Ha abbracciato tutte le credenze che richiamavano alla rivoluzione, a partire da quella iraniana che per prima ha minato quell’Islam sano, dando così la possibilità alle varie correnti integraliste di lacerare la stessa base culturale della nostra Europa.
Morto “Dio” (solo quello cristiano) è stato possibile per tutti gli jihadisti entrare nel panorama culturale occidentale con l’accezione di rivoluzionari.
Poco importa, se costoro avessero una visione del mondo che non accettava diversità e che non ammetteva la differenza; tutto ciò che richiamava alla rivoluzione di Ottobre, all’assalto del Palazzo d’Inverno, doveva essere per questo sposato e onorato, segno evidente di come l’odore putrefatto veniva mascherato con il profumo di mirra e incenso mediorientale.
Salafiti, che richiamano alla purezza dell’Islam; takfiriti, che inneggiano alla guerra contro i miscredenti islamici e non islamici; wahabiti, con quel rigore integrale e dogmatico di ispirazione saudita, sono di colpo diventati i nuovi “compagni” e, oggi, sono i primi a farsi esplodere o a massacrare i cristiani in Europa e i musulmani in Medio Oriente e in Africa.
Poco importa, se questi gruppi siano legati all’economia americana, o finanziati da gruppi di potere che richiamano alla dinastia saudita, amica di tutto il mondo, compreso quello della sinistra che finge di essere trasparente e immacolato.
We not afraid” sembra la pietra tombale di chi ancora oggi vuole credere a quelle finzioni che hanno distrutto il secolo scorso e che aprono alla definitiva cancellazione di quel pensiero che è sempre stato baluardo della libertà e della diversità, anche se gli idioti continuano a paragonare questa battaglia alle crociate medievali, dimenticando come il cristianesimo da allora si sia riformato ed evoluto, mentre una parte del mondo islamico sia regredito.
We not afraid” appare più come quel principio di “perturbante” evidenziato da Freud e che parla di qualcosa che era familiare ed è stato nascosto nella memoria per poi riaffiorare con la forza psicologica della paura e del timore.
Perché, è di questo che si sta parlando, nonostante i tanti perbenisti non lo vogliano ammettere e puntano il dito contro chi afferma il contrario.
L’Occidente è in guerra, ma non contro il mondo arabo, ma con una parte di esso che sta prendendo il sopravvento a causa di un eccessivo genuflettersi del pensiero liberale che ha permesso a questi individui di minare le basi stesse della nostra cultura.
Persino la religione è stata messa al bando, dimenticando come l’aforisma nietzschiano non chiedeva la cancellazione di Dio, ma una sua rigenerazione in nome e per conto di nuovi valori.
Io sono la Croce”, gridava il filosofo tedesco nella sua “Volontà di Potenza”, ed è questa forza che bisognerebbe nuovamente trovare per non avere più paura, riconoscendo il “diverso”, lo “straniero”, senza perdere i valori fondati della nostra identità storica, sociale e religiosa.
Bisognerebbe ritrovare la forza che nasce dall’indomito “io ho paura”, riscoprire l’ansia di quell’annientamento che induce all’ardimento fisico, senza il “perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto, l’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto”, come cantavano i Nomadi.
La cancellazione dei vecchi valori e la ricerca di nuovi, non avrebbe dovuto portare al loro annientamento, ma a una loro estrema valorizzazione.
Lo stesso filosofo tedesco affermava: “La vita come mezzo della conoscenza: con questo principio nel cuore si può non soltanto valorosamente, ma perfino gioiosamente vivere e gioiosamente ridere! E chi saprebbe ridere e vivere bene, senza intendersi prima di guerra e di vittoria?” (Tratto da “La Gaia Scienza”, lo stesso libro in cui annunciava la “morte di Dio”).
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