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Internet e social, una sfida che ogni ribelle impertinente deve raccogliere

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di Giorgio Arconte – La realtà di internet e dei social network è diventata ormai pervasiva e totalizzante, è raro trovare una persona che non abbia un profilo facebook sul quale riflettere la propria vita tanto che si può dire che i social addirittura sono l’ambiente in cui viviamo e di cui non riusciamo a farne a meno.
Basta entrare in un locale e vedere la gente riunita intorno al tavolo ma spesso con il cellulare in mano connessa con tutto il mondo invece di godersi la compagnia. È una realtà dei giorni nostri, che coinvolge principalmente i giovani ma che sicuramente riesce ad incidere anche sulle generazioni che non si possono definire “native tecnologiche”. Ma è una dimensione virtuale e in quanto tale non rappresentativa del reale. La forza di questi strumenti è stata molto sottovalutata, si è creduto che la tecnologia fosse assolutamente neutra ma si è rivelata così condizionante tanto da diventare una dipendenza.
Il rischio più evidente è quello di isolarsi dietro uno schermo e, nonostante si è connessi con tutti il mondo, di rinchiudersi in uno spazio molto limitato. Non è vero, infatti, che i social e internet in generale consentano di non avere latitudini e longitudini perché ogni sistema che utilizziamo, da facebook fino a google, funziona attraverso le formule di algoritmi che filtrano e selezionano la parte di mondo che possiamo visualizzare e consultare. Questi algoritmi riescono a scegliere e proporci solo le informazioni che sono di nostro gradimento con la conseguenza di essere bombardati da un turbine di notizie che però ci rappresentano solo una visione molto parziale. In questo sistema non c’è né vera informazione né libertà perché in realtà non c’è un confronto fra opinioni differenti ma solo l’illusione di vivere un contesto creato artificiosamente e su misura.
D’altronde non ci sarebbe nemmeno il tempo per un confronto se consideriamo che ormai le informazioni provengono da ogni angolo del mondo e scorrono con una velocità così frenetica che difficilmente lascia il tempo ad una riflessione approfondita nonostante si possa “commentare” liberamente. I social effettivamente danno a chiunque questa opportunità di esprimere più o meno liberamente la propria opinione (anche facebook censura) quasi come a vivere in una “socialcrazia”, espressione aggiornata e attualizzata della democrazia, ma resta sempre il problema di quanta effettiva consapevolezza si abbia rispetto a quello che si riesce a leggere e a quello che si dice. Se, infatti, le informazioni che si ricevono a raffica sono filtrate dagli algoritmi, di fatto le opinioni vengono orientate e tutta questa presunta libertà di espressione potrebbe verosimilmente rivelarsi come un condizionamento seppur velato e subdolo.
I social così creano un mondo parallelo, virtuale e polarizzato dove il “villaggio globale” si riduce ad essere una cameretta piccola e solitaria. Una condizione ideale in una società sempre più individualistica che ha interesse a ridurre il soggetto ad atomo isolato così da risultare facilmente condizionabile dalle esigenze del Mercato e dalla dittatura del pensiero unico.
Non bisogna però condannare e rifiutare aprioristicamente il mondo di internet e dei social, né auspicare un neo-luddismo. Sarebbe una sciocchezza. Viviamo questa epoca e siamo chiamati ad affrontare le sfide del nostro tempo, certamente difficili ma proprio per questo stimolanti. La fuga ed il disimpegno non sono contemplati per coloro hanno un animo impertinente. Internet e i social possono essere strumenti utili se usati bene e con consapevolezza.
Non c’è bisogno qui ed ora di stilare la lista degli aspetti positivi di internet, occorre piuttosto riuscire a far capire che solo educando il proprio spirito tutta la forza condizionante dei social può scivolare come acqua su una roccia senza riuscire ad esserne minimamente scalfiti. Parafrasando una massima del filosofo Diego Fusaro, possiamo dire che, attraverso la resistenza impermeabile di uno spirito forte, anche se non si riuscirà a cambiare il mondo, certamente «il mondo non potrà cambiare i veri ribelli».
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