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Il libro. Siria, abbiamo sbagliato tutto

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Il libro. Siria, abbiamo sbagliato tutto

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di Francesco Marrara – In questo breve pamphlet della collana Fuori dal Coro de Il Giornale – ispirato al saggio «Alle porte di Damasco. Viaggio nella Siria che resiste» – Sebastiano Caputo, attraverso una serie di informazioni raccolte sul campo, ricostruisce la situazione che attualmente sta infuriando in Siria. Paese chiave nel Medio Oriente, da oltre cinque anni, la Siria è sotto attacco. La destabilizzazione politica e mediatica, avente come obiettivo la caduta del governo di Bashar Al Assad, nasconde nelle sue più profonde viscere il germe del terrorismo islamico.
Il breve manoscritto si apre con la descrizione del Baath, il Partito della Resurrezione Araba. Ufficialmente nato nel 1947 a Latakia (Siria) sulle note di Nietzsche, Marx e del romanticismo tedesco, nel bel mezzo della Guerra Fredda – come ben sappiamo incentrata sulla contrapposizione tra Unione Sovietica e Stati Uniti – il partito, grazie all’opera dei teorici Aflaq e Al Bitar, assunse un’ideologia in grado ci sintetizzare laicità, tradizione islamica, socialismo e nazionalismo, riuscendosi a sganciare completamente sia dal marxismo che dal capitalismo. Ritratto inedito è quello che viene tracciato dell’attuale presidente Bashar Al Assad: uomo semplice che sognava di fare l’oculista e che rigettava la politica in generale. Fu il padre, Hafez Al Assad – leader indiscusso del partito Baath e presidente della Repubblica Araba Siriana – che dopo la morte del primogenito Basil, richiamò in patria Bashar Al Assad il quale, nel frattempo, si trovava a Londra per motivi di studio. Il 10 giugno del 2000, alla morte di Hafez, Bashar divenne improvvisamente il nuovo Capo di Stato siriano.
A combattere contro Assad ci sono Jabhat Al Nusra (Fronte della vittoria) – oggi, Fath Al Sham – e lo Stato islamico, il cosiddetto Isis, chiamato dal mondo arabo-musulmano e persiano con il nome Daesh. Il suo attuale leader, Abu Bakr al Baghdadi, nel 2014 interruppe i rapporti con al Zawihiri – attuale leader di Al Qaida – proclamando lo Stato islamico con capitale Raqqa (Siria). Secondo Caputo, il successo di Daesh è dovuto alle efficaci tecniche di propaganda, molto simili a quelle utilizzate dalle strutture occidentali: i video pubblicati sono in altissima definizione e la rivista Dabiq assomiglia al Time come impaginazione. Interessante risulta l’excursus sulla ricostruzione del conflitto e di come i mass-media, politici ed uomini di Stato – vedi il discorso dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in visita a Damasco nel 2010 – abbiano in un primo momento, steso un tappeto rosso al presidente Assad per poi, allo scoppio del conflitto nel 2011, pugnalarlo alle spalle con bugie e menzogne di ogni tipo. I cosiddetti «ribelli moderati», in un primo momento infiltrati da gruppi terroristici e, in un secondo, dalle stesse potenze interessate alla caduta del governo, non sono altro che i «veri agenti della destabilizzazione» in Siria.
Il passaggio da un mondo unipolare a quello multipolare sarà presto realtà. Putin e Trump giocheranno un ruolo fondamentale. Ma accanto ai due grandi colossi, USA e Russia – guidati da due uomini certamente non benefattori nei confronti della Siria, visti i grossi interessi in gioco, ma si spera quanto meno convergenti nella definitiva risoluzione del conflitto – molto probabilmente ci sarà il ritorno di altre due potenze: Turchia ed Iran. La prima, dopo il fallito golpe dello scorso luglio, sembrerebbe sempre più lontana dall’Occidente. La seconda, rinunciando al suo programma nucleare, sa di poter contare sull’appoggio del Cremlino. E l’Europa? In Siria, il Vecchio Continente ha sbagliato tutto. In futuro, sarà interessante capire come essa tenterà di rimarginare una ferità così profonda dettata da scelte scellerate e prive di ogni logica umana e morale.
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