LOADING

Type to search

Politica Estera

L’attacco USA alla Siria, una dichiarazione di guerra o un semplice messaggio?

Share
di Giorgio Arconte – Ci siamo presi qualche giorno prima di provare a commentare l’attacco statunitense ai danni della Siria sovrana sia per avere un quadro più chiaro, sia per non scrivere a nervi caldi.
Sicuramente anche noi abbiamo espresso soddisfazione per l’elezione di Trump alla Casa Bianca e sicuramente anche noi in lui abbiamo riposto fiducia nella sua promessa di rottura con l’establishment. Ma non ci siamo mai lasciati illudere. Trump resta il presidente della nazione guida dal Capitale con tutto quello che ne consegue o ne può conseguire, come nel caso dell’attacco di venerdì notte contro la base aerea di Shayrat in Siria. Non dobbiamo cadere però nell’errore di essere troppo frettolosi nel giudicare un evento che comunque condanniamo fermamente, non solo perché illegittimo ma anche perché per nulla sostenuto da prove concrete sull’uso di armi chimiche da parte dell’esercito lealista siriano. Anzi, quest’intervento statunitense sembra proprio nato su una cosiddetta fake news di cui l’amministrazione Trump sicuramente ha piena consapevolezza.
Perché allora questa azione che sembra una dichiarazione di guerra alla Siria del legittimo presidente Assad e ad i suoi alleati? Le ragioni sembrano soprattutto di politica interna. Il nuovo inquilino della Casa Bianca, nonostante la determinazione nella politica sull’immigrazione e alcuni provvedimenti subito assunti sul piano etico in controtendenza alla dominante cultura di morte, fatica a decollare. L’affossamento della riforma all’Obamacare è emblematico dell’affanno di Trump. Insieme a questo c’è da considerare il continuo bombardamento mediatico sull’opinione pubblica che descrive Trump come un burattino nelle mani di Putin nonché i continui conflitti con l’FBI ed il suo stesso Partito Repubblicano. Governare gli USA non è semplice, nemmeno per Trump che adesso ha dovuto cedere un pezzetto della sua autonomia, ha dovuto lanciare un segnale innocuo all’interno ma anche all’esterno.
Scriviamo innocuo non a caso e con prudenza. Analizziamo le circostanze.
L’attacco di venerdì notte è avvenuto in una base aerea semi vuota, dove erano presenti vecchi aerei ma non quelli in uso dall’aeronautica siriana. Di fatto le morti, non accertate, pare siano solo 6 a fronte di un bombardamento massiccio di ben 59 missili. Per minimizzare i rischi, infatti, gli Usa avevano avvisato previamente Mosca dell’attacco e quindi hanno indirettamente avvertito anche Assad del pericolo incombente. Non è certo questo un atteggiamento volto a minacciare una guerra, c’è da chiedersi allora se piuttosto è stato inviato un messaggio.
Un messaggio indirizzato in primis ai propri nemici interni, e secondariamente anche a Siria, Russia e Iran. Trump e gli USA non ci stanno ad essere dipinti come una potenza ormai al servizio della Russia, e non ci stanno a restare fuori dai giochi dello scacchiere siriano. Certamente la pentola bolle tanto che potrebbe esplodere anche in questi attimi, ma altrettanto certamente è comprensibile l’atteggiamento statunitense e tutti quanti noi dobbiamo fare lo sforzo di leggere i fatti al di là delle personali simpatie e antipatie.
In ogni caso, è giusto ribadirlo, la Siria che resiste alla minaccia jihadista, la Siria di Assad, la Siria mosaico di culture e religione non si tocca!
Tags:

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *