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Cultura

Il libro. Pensare altrimenti di Diego Fusaro, un manuale per il ribelle di oggi

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di Giorgio Arconte – Pensare altrimenti significa avere la capacità di discernere la realtà attraverso categorie interpretative differenti ed impertinenti rispetto a quelle proposte ed imposte dall’egemonia culturale e politica dell’ideologia del Capitale.
Pensare altrimenti è un atto di rivolta ed una rivendicazione di libertà. Pensare altrimenti è uno slogan capace di diventare suggestione e di muovere la storia. Ma Pensare altrimenti può anche facilmente risultare una pulsione istintiva ed inconcludente, per questo Diego Fusaro ne ha fatto anche un manuale dedicato al ribelle dell’epoca post-moderna.
Il giovane filosofo di Torino ha recentemente pubblicato per la Giulio Einaudi Editrice un libro, Pensare altrimenti, in cui avverte la necessità di una cultura rinnovata e l’esigenza di dare organicità a quello spirito dissidente che da sempre caratterizza i suoi interventi e che comincia a montare anche nelle “classi” popolari. Il suo argomentare parte con una breve ma precisa analisi storica e filosofica di quel moto di ribellione naturale e spontaneo che da sempre l’umanità manifesta.
«La storia dell’umanità è storia di dissensi», così infatti Fusaro inizia il suo lavoro. E prosegue dicendo che «La rivoluzione e la ribellione, la defezione e la protesta, la rivolta e l’ammutinamento, l’antagonismo e il disaccordo, l’insubordinazione e la sedizione, lo sciopero e la disobbedienza, la resistenza e il sabotaggio, la contestazione e la sollevazione, la guerriglia e l’insurrezione, l’agitazione e il boicottaggio: sono tutte figure proteiformi del dissenso, espressioni plurali che trovano il loro fondamento nell’unica matrice del ‘sentire altrimenti’ rispetto all’ordine, al potere, al discorso dominante». La capacità di dissentire pare essere una qualità tutta umana ma dovrebbe anche essere l’elemento di forza di ogni reale democrazia. Tutte le dittature, infatti, possono godere di consenso anche ampio, così come l’attuale dittatura “educata” del Mercato riesce a compiacersi di un «consenso di massa e dell’omologazione generalizzata, ove tutti pensano e sento il medesimo». Forza di questo consenso sono l’operare della «destra del denaro», che crea le regole economiche per tutelare ed ingrassare la classe dei «dominanti», e della «sinistra del costume», la quale fissa i modelli economici e li beatifica in modelli culturali (individualismo, nichilismo, relativismo…). «Se la destra del denaro decide che a esistere è solo l’individuo consumatore e che la ‘società non esiste’, allora la sinistra del costume delegittimerà ogni forma di comunità», come ad esempio la famiglia naturale fondata sul matrimonio fra un uomo ed una donna.
La dicotomia destra-sinistra, così, per Fusaro diventa solo un falso utile per spostare i contrasti ed il dissenso da una contrapposizione verticale (popolo contro elites) ad un conflitto orizzontale (la cosiddetta lotta fra poveri). È il dissenso, quindi, a dover essere il sale di una democrazia che vuole essere reale, ovvero che sia davvero garante di una pluralità di vedute e non si riveli causa di una massa uniformata e docile alle volontà del potere dominante.
Nell’attuale contesto culturale e politico non è certamente facile riuscire a far fiorire un dissenso diffuso nello spazio e nel tempo. Ne è consapevole lo stesso Fusaro il quale analizza bene gli strumenti coercitivi del Capitale. Fra tutti l’uso dei media in una campagna propagandistica incessante e soprattutto la manipolazione sapiente, scientifica del linguaggio tanto da riuscire ad esaurire la realtà e a costruire intorno ai «dominati» un’invisibile gabbia.
All’interno di queste impercettibili sbarre viene impedita al popolo la possibilità di figurarsi la realtà del mondo esterno e così ogni critica viene placata sul nascere tanto che i contrasti restano «atomizzati e autoreferenziali, sconnessi da una prospettiva più grande che sappia accoglierli e, insieme, organizzarli nella forma del ‘grande dissenso’ verso la civiltà dei consumi».
In questo senso l’ultima fatica di Fusaro diventa un’opera importante perché offre quegli strumenti capaci di comprendere come agisce oggi il potere, stuzzica coscienze e sentimenti, ma soprattutto delinea quelle categorie necessarie per discernere la realtà, primo atto per poter incoraggiare un’anima critica di massa e, magari, far scoccare quella prima scintilla capace di incrinare quella che anche papa Francesco chiama la «dittatura del pensiero unico» e del Mercato.
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