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Parla di madri e padri ed il psicologo va sotto accusa, è la dittatura del pensiero unico

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di Giorgio Arconte – Capita ancora di sentire qualcuno parlare di mamma e papà e più in generale di famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo ed una donna. Sono momenti rari, addirittura eccezionali perché queste parole di fatto ormai sono proibite.
Ancora non sono illegali ma se il disegno di legge Scalfarotto, quello cosiddetto contro l’omofobia, dovesse essere approvato anche in Senato e diventare così legge della Repubblica italiana, allora parlare della «funzione essenziale e costitutiva di mamma e papà nel processo di crescita» potrebbe comportare la condanna fino a 6 anni di reclusione. Per il momento Giancarlo Ricci, autore dell’affermazione citata, deve solo affrontare un procedimento disciplinare da parte del gran consiglio dell’Ordine degli psicologi della Lombardia con la facoltà di essere assistito da un avvocato difensore. Il protagonista di questa vicenda è, infatti, uno psicoterapeuta affermato con 40 anni di esperienza e decine di studi specialistici a sua firma, nonché già giudice presso il Tribunale dei minori di Milano, insomma, il dottor Ricci esprime certamente autorevolezza e professionalità nel suo campo. Evidentemente le referenze qualificate non bastano per rivendicare uno spazio di libertà rispetto a quella che anche papa Francesco definisce come «dittatura del pensiero unico». Eppure dire che un bambino ha bisogno di una madre e di un padre per la propria crescita sembra un’affermazione abbastanza innocua oltre essere un’evidenza scientifica.
Il caso del dottor Ricci è di qualche giorno fa ma non è isolato. Presso i vari ordini regionali degli psicologi esistono già circa una quindicina di procedimenti a carico di altrettanti terapeuti che hanno preteso di discutere le superiori esigenze di quella nuova ideologia dell’indifferentismo sessuale che sta dilagando in questi anni in tutto l’Occidente grazie alla propaganda pervasiva dei media ed il supporto specialmente economico delle istituzioni. Parliamo dell’ideologia gender, ovvero quell’idea che maschio e femmina non siano realtà biologiche determinate dalla natura ma siano semplicemente costruzioni culturale che la società ha imposto attraverso stereotipi atti a diffondere una mentalità oppressiva e maschilista. Sciocchezze! Non c’è altro termine educato per descrivere le istanze di questa pericolosa ideologia. Ma si capisce così la “gravità” della frase del dottor Ricci. Ammettere che la complementarietà maschile e femminile favorisca il processo di crescita di un bambino significa riconoscere che le figure della mamma e del papà non sono dei semplicemente dei ruoli sociali indifferenti ed intercambiabili ma sono realtà naturali costitutive della persona umana. Dopo tutto, e benchè la tecnica abbia fatto dei grandi passi da gigante per quanto riguarda la riproduzione artificiale in vitro, un bambino comunque nasce solo dall’unione fra un uomo e una donna. È il buon senso a rivelarlo molto pacificamente ma oggi fare un’affermazione simile a quanto pare risulta essere molto pericoloso.
Ma quale sfida pone questa nuova e assurda ideologia che papa Francesco ha fermamente condannato ed ha definito come «uno sbaglio della mente umana che fa tanta confusione»? La sfida è chiaramente antropologica perché come tutte le ideologie ha come fine quello di creare un uomo nuovo, in questo caso l’homo oeconomicus, l’uomo nuovo del Mercato, precario e privo di ogni identità in modo da poter essere vulnerabile ai condizionamenti del marketing e delle logiche consumistiche. Come afferma il filosofo gramsciano Diego Fusaro, «L’ideologia gender è alleata del capitale e della sua aspirazione a fare dell’essere umano un ente senza identità e cultura, infinitamente manipolabile dal consumo e dalla circolazione».
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