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Moneta di popolo, valida risposta ad un’epoca mercatistica ed antireligiosa

Politica Nazionale

Moneta di popolo, valida risposta ad un’epoca mercatistica ed antireligiosa

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di Francesco Marrara – Dio è morto nel mercato! Il monoteismo del mercato ha di fatto delegittimato e diffamato le religioni. Esso, con i suoi dogmi assoluti ed imperanti, si è sostituito a Dio. Viviamo in un’epoca di decadenza morale, sociale e culturale. Un’epoca che ha espulso le religioni dal loro legittimo ruolo pubblico benchè un ritorno al soprannaturale potrebbe rappresentare un valido elemento di recupero dell’identità individuale e nazionale. Non occorre essere dei praticanti per capire come, nei paesi a maggioranza cattolica, l’adesione religiosa sia fortemente diminuita. La difesa del cristianesimo – inteso sia come atto di fede, sia come cultura che crea legame identitario dei popoli europei – rappresenta al giorno d’oggi una valida proposta per arrestare il dominio dei mercati nonché quello dell’odiosa piaga dell’usura. Alla luce delle suddette considerazioni sorge spontaneamente un interrogativo: come si pone la Chiesa Cattolica nei confronti della questione monetaria, intesa come strumento assoggettamento dei popoli alla schiavitù del debito?
La moneta, seppur non in accezione positiva, è anche un fatto religioso e bisognerebbe prenderne atto. San Tommaso, San Francesco d’Assisi, Sant’Antonio, San Bernardino da Siena, San Pio  rappresentarono veri esempi di lotta alla usurocrazia. Chi scrive è perfettamente cosciente del fatto che impostare un discorso partendo da queste doverose considerazioni potrebbe risultare impopolare e anacronistico, soprattutto per coloro i quali ne danno una connotazione prettamente teologica e fideistica. Tuttavia, deve essere chiaro ai molti che i debiti, la schiavitù monetaria, le quotazioni in borsa, i diktat bancari, rappresentano strumenti di oppressione nettamente in contrasto con principi della morale cattolica nonché della stessa figura trascendentale. Non a caso si parla di una presunta guerra tra religioni, nella fattispecie del caso Islam contro Cristianesimo. Da tale conflitto, alimentato da sotterranee manovre di potere, potrebbe sfociare la nascita e l’affermazione di una nuova religione senza più un Dio, senza più una morale. In tal senso urge una netta e definitiva presa di posizione sul tema della sovranità monetaria anche in chiave religiosa. Lo stesso Papa Francesco qualche mese fa, nel III Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari, aveva denunciato l’imperialismo internazionale del denaro e nei giorni scorsi, in visita agli operai dell’Ilva di Genova ha lanciato un messaggio forte e decisamente impertinente sul tema del lavoro (clicca qui).
Per combattere l’imperialismo del denaro, occorrere rivalutare tutta la forma mentis del concetto di moneta. Essa, nasce di proprietà della Banca ed in quanto tale viene prestata agli Stati, i quali sono obbligati a restituirla dietro pagamento di interessi derivanti dall’emissione dei titoli del debito pubblico. In tal senso, come ribadiva nei suoi interventi il professore Giacinto Auriti (fervente cattolico) la moneta-debito s’incarna perfettamente nella figura di Satana. La soluzione a questo annoso problema è una sola: rendere tutti i cittadini proprietari e non più debitori della propria moneta. Ovverosia la moneta, all’atto dell’emissione, deve essere dichiarata di proprietà del cittadino e a quest’ultimo accreditata sotto forma di reddito di cittadinanza.
La proposta di Auriti è ancora valida ed attuale e si inserisce perfettamente negli insegnamenti della Dottrina Sociale della Chiesa, richiamata da molti cattolici ma in realtà sconosciuta ai più. Pur confermando la laicità come valore sociale e condiviso, occorre rigettare derive laiciste per riscoprire il valore pubblico della fede ed in particolare il ruolo del cattolicesimo, e insieme valorizzare e riattualizzare le teorie auritiane in modo da arginare l’ideologia del Mercato che, oltre ad uccidere Dio, adesso sta uccidendo anche la dignità degli uomini.
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