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Droga, uno strumento totalitario del capitalismo

Politica Nazionale

Droga, uno strumento totalitario del capitalismo

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di Giorgio Arconte – Mentre l’Istat certifica che in Italia esistono oltre 4,5 milioni di persone in stato di povertà – il dato più alto dal 2005 ad oggi – il parlamento italiano non ha di meglio a cui pensare se non allo spinello per tutti. Oggi (19 ottobre 2017), infatti, è stata approvata alla Camera il nuovo disegno di legge sulla liberalizzazione delle droghe leggere proposto da Sinistra Italiana. Il testo è stato profondamente modificato dall’originale tanto da aver portato alle dimissioni del suo stesso presentatore, il deputato Daniele Farina. In pratica l’uso cosiddetto “ricreativo” è stato eliminato dal testo ma rimane il consenso per un fumoso uso “terapeutico” di dubbia validità (leggi qui).
Insomma, un colpo al cerchio e un colpo alla botte come nella migliore tradizione italiana ma che, a quanto pare, non sembra accontentare nessuno. Nemmeno noi di Stanza101 che restiamo radicalmente contro ogni liberazione di ogni droga senza alcun compromesso. Non valgono le presunte ragioni di salute (leggi qui) che certamente presto faranno da grimaldello per aprire all’uso “ricreativo”, non valgono nemmeno le ragioni di chi afferma che la legalizzazione delle droghe leggere sarebbe un colpo contro le mafie. Su quest’ultimo punto, tra l’altro, continua a far ampiamente luce il procuratore Gratteri smentendo categoricamente che legalizzare le droghe significherebbe colpire le mafie (leggi qui e qui).
La droga è male! Sempre! Certo, drogarsi può rappresentare un’ottima fuga dalle difficoltà che gli italiani incontrano nella quotidianità per affrontare disoccupazione, mutui, tasse e un frigo sempre più vuoto. Ed è proprio per questo che per il Pensiero Unico, quello dei diritti civili è ormai il tema dominante la sua agenda. Gender, Ius soli e droga sono tematiche dal grande tenore emotivo e in quanto tale sono anche il più efficace strumento per distrarre le masse dall’impoverimento dei loro diritti sociali, casa e lavoro in primis. Così lo Stato abbandona al vizio i suoi cittadini, in particolare i suoi giovani i quali, invece, dovrebbero rappresentare la sua parte più sana, più attiva e vitale per il rinnovamento della società.
Sono tanti gli “opinionisti” del mainstreaming a sentenziare – senza alcun supporto scientifico – i benefici dello spinello la cui unica colpa non sarebbe quella di bruciare neuroni ma di costituire solo un tabù. Eppure, l’esperienza diretta mi dice altro. No, non mi sono mai fatto una canna ma conosco bene persone che, purtroppo per loro, ne fanno un consumo costante e massiccio. In particolare ricordo un amico che ogni sera aveva il bisogno incontrollabile di accendersene diverse in poche ore. A darmi fastidio non era tanto la puzza, pur intollerabile, che si diffondeva ma il suo estraniarsi. Pochi tiri e l’amico mio non era più presente. Si chiudeva in se stesso e raramente partecipava alle chiacchierate. Mi sono sempre chiesto il perché lo facesse, perché preferisse isolarsi piuttosto che la compagnia e le risate. Il suo non era un atteggiamento razionale e mi sono convinto che la semplice dipendenza non può essere la risposta. Oltre al male fisico c’era un male più profondo, un male dell’anima, un vuoto che illusoriamente veniva riempito ad ogni sbuffo.
Ma il fumo non riempie nulla, non sazia e per questo era un continuo sballarsi. Questo amico mio, di fronte ai problemi della quotidianità, aveva perso il senso e la gioia della vita e per questo la sua era una continua ed illusoria ricerca di paradisi artificiali. Paradisi che piano piano hanno indebolito lo spirito della sua persona, della sua volontà morta al consumo ossessivo del desiderio e del piacere effimero. Consumare è la parola d’ordine dell’uomo post-moderno, come se la felicità si possa davvero comprare, magari isolandosi con uno spinello in bocca che brucia mente ed anima. La droga, così, si rivela essere un grande strumento di morte in mano al Capitale: più siamo soli, individui isolati, più siamo deboli di fronte alla forza del Mercato che concepisce l’essere umano solo un semplice meccanismo della catena di produzione e consumo.
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