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Il libro. All’armi siamo (ancora?) fascisti

Cultura

Il libro. All’armi siamo (ancora?) fascisti

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di Francesco Marrara – Autore del libretto, edito dalla collana Fuori dal coro de Il Giornale, è Luigi Iannone. Il giornalista si è occupato di una tematica calda, anzi caldissima considerando l’estate ormai trascorsa, ovvero il ritorno (o presunto tale) del Fascismo. Secondo l’autore, il movimento fascista risorge durante il periodo primaverile, cresce e si sviluppa durante il periodo estivo e muore con l’arrivo della fredda stagione. Ad osannare il Fascismo e Mussolini non sono – come potrebbe spontaneamente apparire – dei semplici nostalgici del Ventennio. Parliamo, invece, di una vera e propria categoria di uomini e donne – più o meno identificabili – che ha fatto proprio uno stile di vita che garantisce, ancora oggi, privilegi ed onorificenze: l’antifascismo militante. Che cosa significhi, al giorno d’oggi, essere antifascista (come essere anticomunista) non è dato saperlo. Iannone ha comunque cercato di spiegare questo status patologico almeno finora incurabile: «A spingerli è un connaturato e insopprimibile manicheismo che, ormai, non tentano nemmeno più di nascondere. Una spocchiosa alterigia che impedisce loro di analizzare con serenità i tasselli del mosaico». Parole queste che sintetizzano al meglio le figure del signor Fiano e della signora Boldrini e dei locali presidenti dell’Anpi: personaggi in cerca di visibilità e politicamente inconsistenti. «Che strana democrazia è mai quella che vieta di rimpiangere un dittatore scomparso, e che strano dittatore fu mai quello se trova tanti disposti a rimpiangerlo in tempi di democrazia»ebbe a dire Leo Longanesi.
Il punto focale dell’opera di Iannone è il capitolo secondo dal titolo: “Storicizzare il fascismo? No, grazie!”. L’autore, delinea egregiamente un dato di fatto: l’Italia e gli italiani, non hanno fatto i loro conti con la storia. Sarebbe opportuno, a distanza di ben settantadue anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, analizzare il variegato fenomeno fascista a trecentosessanta gradi, senza pregiudizi e/o giudizi di parte. Ciò non significa affatto voler auspicare il ritorno del Fascismo in Italia, poiché, con buona pace dei cosiddetti neofascisti, è definitivamente scomparso con la caduta di Mussolini nell’aprile del 1945. Tutt’al più, una seria riflessione storiografica sarebbe un atto coscienzioso mediante il quale popolo italiano potrà auspicare una definitiva valutazione del proprio passato recente. Il futuro italiano – come di ogni popolo – sta nella presa di coscienza della propria identità. Un popolo senza memoria storica è come un albero senza radici, ecco perché occorre assolutamente diffidare da chi vorrebbe cancellare pagine intere spudoratamente e senza alcuna coscienza.
In ultima istanza, andrebbe fatta un’altra opportuna constatazione. Il Fascismo va studiato nella sua integrità e nelle sue mutevoli sfaccettature. I documenti dai quali partire, in quanto oggigiorno attuali, sono la Carta del Lavoro, la Carta della Scuola , il Decreto sulla socializzazione delle imprese, la Riforma del sistema bancario, e tanto altro ancora. La parola d’ordine per il futuro dovrà essere quella di valutare i contenuti più autentici del Fascismo mettendo da parte dogmi, nostalgismo e folkrore.
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