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Politica Nazionale

Dalla goliardia allo sportivamente corretto

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di Antonio Virduci – Antefatto (anzi, presunto fattaccio): sabato scorso durante la partita Reggina – Catania, valevole per la tal dei tali giornata del campionato di serie C e conclusasi con la vittoria della squadra di casa, è stata esposta una coreografia che raffigurava l’Etna in eruzione con delle torce da segnalazione che fungevano da lava pronta ad eruttare sulla città di Catania, quest’ultima raffigurata come un enorme cimitero pieno di croci. La scritta a contorno recitava: “Nessun elefante vi protegge, prima o poi la lava vi distruggerà”.
Premessa doverosa: amo l’Etna svisceratamente e basta scorrere un po’ di immagini sul mio profilo Facebook per rendersene conto. Credo che come me siano tantissimi per non dire la totalità i reggini che guardando l’orizzonte non possano fare a meno di ammirare e riconoscere la bellezza assoluta di quel vulcano spesse volte fumante, rosso nei tramonti d’estate, bianco nel resto delle stagioni.
Catania agglomerato urbano, invece, non si vede dal lungomare della nostra città, ma spingendosi oltre Capo d’Armi si possono vedere anche le luci del centro e del suo circondario. Barocca e popolare, il nero delle sue mura, l’arancio dei suoi agrumi, il verde dei pistacchi, esplosione di colori e di odori, e poi il suo “liotru”, l’elefante simbolo della seconda città della Sicilia, i quartieri pulsanti di vita come quello di Cibali, quello a luci rosse di San Berillio, l’affascinante Villa Bellini, la lunga e dritta via Etnea, la spiaggia della Playa, e tanto tanto, tantissimo altro ancora.
Il fatto (anzi, il fattaccio vero). Chi è che vorrebbe che la lava seppellisse tutto questo? Gli ultras della Reggina!, ha risposto il variegato mondo del deontogicamente corretto che non aveva fatto in tempo a spegnere i riflettori dopo l’episodio degli adesivi di Anna Frank in maglietta giallorossa per riprendere subito energia e furia persecutoria annunciando alla nazione che Reggio Calabria è razzista! Razzista ma non nei confronti dei neri, migranti, gay, ebrei e quant’altro si dice nel mondo venga messo alla berlina se non perseguito. No, i reggini sono razzisti nei confronti dei catanesi.
La cosa, già detta così, appare per quella che è. In una parola: grottesca! Le regole imposte dai signori del calcio e da chi detiene le leve del potere di espressione, però, sono rigide quanto chiare. Negli stadi ormai da anni deve vigere l’ipocrisia più assoluta. Niente politica (se si rifà alla destra, si capisce…), niente satira, niente goliardia, quest’ultima la categoria ove il sottoscritto collocherebbe tale genere di coreografia esposta sabato al Granillo. Questo per dire che nell’occasione si sono infrante le regole. Ingiuste, liberticide, vessatorie o quello che vogliamo, ma purtroppo regole e le conseguenze la Curva reggina le vedrà a breve. Spero di sbagliarmi, ma andrà a finire cosi, perché la macchina del politicamente corretto che come optional ha da tempo in carico anche lo “sportivamente corretto”, sta andando a pieni giri e ha una strada spianata da quel mondo dell’ “informazione dominante” ben ammanigliata con i centri decisionali del nostro Paese (leggi prefetture e procure) che non lascia scampo e visibilità al buon senso e al libero pensiero. Però, chissà quale sarebbe stata la reazione se la stessa coreografia fosse stata una copertina di Charlie Ebdo…
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