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Politica Nazionale

Antifascismo e anticomunismo, la lezione di Pasolini e Prezzolini

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di Giorgio Arconte – «Mi chiedo, caro Alberto [Moravia], se tutto questo antifascismo rabbioso che viene sfogato nelle piazze oggi a fascismo finito, non sia in fondo un’arma di distrazione di massa che la classe dominante usa su studenti e lavoratori per vincolare il dissenso. Spingere le masse a combattere un nemico inesistente mentre il consumismo moderno striscia, si insinua e logora la società già moribonda». Queste sono le insospettabili parole di Pier Paolo Pasolini.
Parole che trovano ancora oggi una grande attualità forse perché non abbastanza forti per invitare tutti, da destra a sinistra, a riflettere. A queste si aggiungono quelle di un altro grande della cultura italiana, Giuseppe Prezzolini, di fronte opposto ma concorde nell’analisi con il famoso regista comunista. Nel “Manifesto del conservatore” di Prezzolini leggiamo che «Uno dei più gravi pregiudizi contro la destra in Italia è quello del timore che una vittoria di questa rappresenti un ritorno al fascismo. Mentre è giusto che la destra pretenda, nel campo intellettuale e universitario, che il ventennio fascista venga studiato senza prevenzioni come un periodo della storia degli italiani, ai cui fasti e nefasti la maggioranza di essi prese parte e responsabilità, sarebbe sbagliato e pericoloso per la destra qualunque atto o manifestazione che potesse giustificare il pregiudizio generale contro il fascismo che ha giovato tanto ai comunisti. Sono passati trent’anni dalla caduta del fascismo, e in questi anni il mondo è cambiato assai. Molte situazioni sono addirittura rovesciate. Il comunismo stesso ha sentito il bisogno di modificarsi e di assumere in Italia e in altri Paesi una maschera di indipendenza nazionale. Ci sono nuovi problemi e nuove leve di giovani. Sono seccati di sentir ancora giudicare le persone e le soluzioni secondo la distinzione di fascismo e antifascismo».
Di fronte alla lezione di questi due colossi della cultura italiana c’è poco da aggiungere. È vero, molta gente è stanca di questa retorica degli opposti artatamente costruita e puntualmente riproposta dalla sinistra nei periodi elettorali per mascherare il suo tradimento alla classe operaia, ma è altrettanto vero che finchè tutto un apparato mediatico si renderà complice di questo teatrino, allora questa stanchezza non riuscirà ad emergere in maniera determinante. L’antifascismo in assenza di fascismo, così come l’anticomunismo in assenza di comunismo, sono solo strumentali a gestire il consenso e a mantenere in forze quella società dei consumi che domina le nostre vite e ingrassa i soliti pochi potentati. Volenti o nolenti è questa la realtà, tutto il resto è illusione. Non ci sono eroi in questo gioco, né martiri. Ci sono solo pedine, quando ignare quando, peggio, incoscienti. Se, quindi, davvero si vuole abbattere questo sistema che schiaccia ogni libertà ed ogni dignità, nonostante gli slogan con i quali si manifesta, se davvero si vuole chiudere questo pericoloso clima d’odio fomentato dai filantropi della sinistra progressista, occorre maturità e lungimiranza in pensieri, parole, azioni e persino omissioni.
Si, spesso bisogna evitare anche un commento su facebook per non cadere in quella trappola degli stereotipi appositamente creata per gestire il dissenso e, così, diventare anche complici del proprio carnefice. D’altronde, il futuro non è alle nostre spalle, queste al massimo devono poggiare sul passato per mantenersi forti e dritte di fronte alle sfide che ci si presentano davanti; le guerre si conducono certamente col cuore, ma si vincono con la mente.
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