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Reddito di cittadinanza, elemosina di Stato griffata Cinquestelle

Politica Nazionale

Reddito di cittadinanza, elemosina di Stato griffata Cinquestelle

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di Francesco Marrara – I giorni successivi alle elezioni del 4 marzo 2018, sono stati caratterizzati dal folcloristico e presunto assalto ai CAF da parte dei cittadini italiani. Cavallo di battaglia fin dalla nascita del Movimento Cinque Stelle, il Reddito di cittadinanza negli ultimi giorni è divenuto oggetto di discussione in tutti i telegiornali e talkshow televisivi. Gli analisti e i maggiori esperti si domandano dove un eventuale governo Cinquestelle riuscirà ad attingere le risorse per finanziare questo ardito progetto. Tempo fa lo stesso Beppe Grillo, oggi ai margini del Movimento, urlava nelle piazze italiane la necessità di introdurre tale misura senza mai dare una risposta chiara in merito alle eventuali coperture economiche-finanziarie. Il comico genovese se la cavava con un rassicurante e caloroso : «in qualche modo troveremo le risorse». Eppure Grillo dovrebbe conoscere molto bene genesi e struttura del Reddito di cittadinanza essendo stato discepolo del professore Giacinto Auriti (qui), famoso per aver teorizzato il valore indotto della moneta nonché il concetto di reddito di cittadinanza. Siamo sicuri che i grillini siano disposti a proporre un reddito di cittadinanza fondato sulla concezione auritiana?
Innanzitutto, proprio a causa dei Cinquestelle, bisognerebbe constatare come nel corso degli ultimi anni il termine Reddito di cittadinanza sia stato inflazionato e svirilizzato, poiché utilizzato come sinonimo di “reddito minimo” o  “reddito di sussistenza”. Di fatto vi è stata una mistificazione terminologica e contenutistica. I grillini dovrebbero sapere che l’unico modo per poter introdurre il reddito di cittadinanza è il ritorno alla sovranità monetaria , ma a quanto pare Di Maio e compagnia hanno deciso di abbondonare questa battaglia piuttosto impopolare e rischiosa. Con il moderno sistema della cosiddetta moneta-debito, in cui la Banca Centrale Europea è la detentrice dell’emissione monetaria ed in quanto tale prestatrice della stessa agli Stati dell’eurozona, il reddito di cittadinanza rappresenterebbe solo un costo insostenibile per l’intera collettività. Nella sostanza si tratterebbe di un debito che verrebbe messo nelle tasche di cittadini, i quali resterebbero ignari della una truffa colossale perpetrata ai propri danni. Invece, nel contesto di un regime a sovranità monetaria come auspicato da Giacinto Auriti, la moneta all’atto della sua emissione nascerebbe di proprietà del popolo – quindi non della banca come nel sistema vigente – ed in quanto tale verrebbe accredita al cittadino – gratuitamente perché di costo nullo – sotto forma di reddito di cittadinanza. Da ciò, risulta palese che la diffusione del reddito di cittadinanza possa avvenire solo nell’ambito di un sistema in cui la moneta abbia in primis una funzionalità giuridica e sociale. Addentrandoci nel concreto la distribuzione avverrebbe mediante l’attribuzione al cittadino di un codice dei redditi sociali, in base al quale gli verrebbe accreditata una quota di reddito derivante dall’accettazione monetaria (qui). Il tutto secondo la piena attuazione dei principi costituzionali e nella fattispecie dell’articolo 42 comma secondo della Costituzione (qui).
Da quanto si evince, l’idea del Movimento Cinque Stelle risulta completamente in controtendenza con la vera natura del reddito di cittadinanza. I grillini, con la loro incoerenza ed incapacità di analisi profonda dei fenomeni economici e monetari, hanno ormai messo alla berlina quello che era stato concepito come strumento di giustizia sociale. Possiamo dedurre, senza ombra di dubbio, che l’odierna proposta griffata Cinquestelle rappresenta solo una elemosina di stato volta ad accalappiare i consensi di una popolazione allo sbando, disperata e totalmente all’oscuro del secolare inganno del sistema monetario e bancario.
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