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Politica Nazionale

Fallisce la politica dell’improvvisazione e dell’indifferentismo, il ‘non senso’ dei 5Stelle

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di Luigi Iacopino – Di commenti e riflessioni sulle recenti performance del capo politico del Movimento 5 Stelle se ne stanno leggendo parecchie in queste ore. Qua e la si scrive che Di Maio sarebbe rimasto senza forni o che i forni sono difettosi o che sarebbe il pane a mancare.
Forse è anche vera la classica espressione secondo la quale determinati suoi atteggiamenti, o talune sue espressioni, non sarebbero farina del suo sacco. Considerazione, questa, che servirebbe ad alimentare i profeti dell’intrigo che, da epigoni dei vecchi maestri del thriller, da sempre tuonano sulla regia occulta dei grillini. In effetti, di indizi che farebbero supporre una gestione eterodiretta ce ne sarebbero. Ma qui ci interessa un’altra valutazione perché, forno o non forno, farina o non farina, non ci si improvvisa panettieri.
Un gioco, quello dell’improvvisazione, che pare essere stato punito dalla recenti elezioni regionali in Molise e Friuli, che hanno visto un indiscutibile tracollo del Movimento 5 Stelle rispetto alle politiche di marzo. Ma ad essere punita non è stata soltanto la politica dell’improvvisazione. Probabilmente c’è un altro ingrediente il cui sapore non è piaciuto agli elettori di un movimento che avrebbe dovuto cambiare la politica ma che, sino adesso, è riuscito soltanto a cambiare idea ogni 5 minuti su tutto, dall’Euro alla Nato, passando dall’immigrazione alle alleanze politiche. Questo secondo ingrediente è l’indifferentismo politico.
Termine non nuovo nel panorama culturale italiano, l’indifferentismo è tornato alla ribalta da qualche anno grazie all’ideologia gender che, negando la differenza uomo-donna, ha introdotto l’indifferentismo sessuale. Puoi sentirti uomo o donna, poco importa, il tuo genere è fluido, privo di identità. A Roma e Torino, due città guidate da grillini pochi giorni fa sono stati registrati all’anagrafe figli nati da due mamme e da due padri. Un non-senso perché nessuno può nascere da due padri o da due madri. Probabilmente forte di questo precedente antropologico, ha fatto quindi capolino quell’indifferentismo politico che, negando le differenze politiche, consentirebbe di stipulare contratti – leggasi alleanze per chi mastica di neolingua orwelliana – pressoché con chiunque per realizzare non si sa bene quale programma. Puoi sentirti di destra o di sinistra, poco importa, il tuo credo è fluido, privo di identità.
Come sia possibile dar vita a un governo con la Lega oppure a uno con il Pd, come se nulla fosse, accantonando il fatto che questi due partiti possiedono programmi politici del tutto differenti, quindi non intercambiabili, dovrebbe essere un mistero per chi ha fatto dell’onestà anche intellettuale un dogma di fede. Immigrazione si o immigrazione no, Euro si o Euro no, federalismo si o federalismo no, flat tax si o flat tax no, tanto per citare qualche caso di evidente cortocircuito programmatico? Anche questo è un non-senso.
Il triste spettacolo dettato dalla politica dell’indifferentismo (sessuale e politico) e del non-senso, quindi dell’improvvisazione, è espressione della mancanza di solide basi culturali, di coerenza e di affidabilità, ed è stato punito dagli elettori friulani e molisani. Chi ha votato Movimento 5 Stelle merita rispetto perché  buona parte della classe di governo ha fallito, stancato e disilluso. Niente facili giudizi, dunque, ma amara presa di coscienza che  necessità un rinnovamento antropologico, prima ancora che politico. Un momento serio di riflessione che, dalla cultura e dall’antropologia, riempia di contenuti una politica che, prima ancora che risposte banali, sia in grado di elaborare riflessioni logiche e credibili, non superficiali e contraddittorie, quindi improvvisate e indifferenti.
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