LOADING

Type to search

Politica Nazionale

Chi critica Mattarella è un pericoloso fascista

Share
di Giorgio Arconte – Winston Churchill sosteneva che «L’argomento migliore contro la democrazia è una conversazione di soli cinque minuti con l’elettore medio», ma anche ascoltare Mattarella e le sue ragioni per le quali ha rifiutato l’incarico a ministro del professor Savona è un argomento molto convincente per dubitare della democrazia. Si, perché il comportamento di Mattarella può essere discutibile ma è perfettamente democratico e coerente con le regole della Costituzione italiana, “la più bella del mondo”giova ricordare.
Accusare Mattarella di atteggiamento “fascista” significa soltanto nascondere la realtà, ovvero che anche la democrazia, all’occorrenza, è un regime dittatoriale che Gramsci definiva come una «forma ipocrita della dominazione oligarchica finanziaria». Piuttosto, bisognerebbe accusare Mattarella di alto tradimento perché di fatto ha gettato la maschera sul suo ruolo istituzionale: non più «Capo dello Stato»che «rappresenta l’unità nazionale» [art. 87 Cost.], ma garante degli interessi transnazionali espressi dall’Alta finanza e dalla euro-burocrazia. Uno schiaffo alla volontà popolare italiana che si è espressa nelle recenti elezioni politiche, anche se sostanzialmente dalle urne ne è uscito un pareggio fra centro-destra unito e Movimento 5 Stelle. Un risultato che in ogni caso non è piaciuto affatto alle élites del Mercato perché ha premiato i cosiddetti “populismi”, tanto da costringere al pasticciaccio del Quirinale.
Dai commenti che rimbalzano nei bar e per strada sembra proprio che gli italiani non abbiano preso molto bene la decisione di Mattarella e l’ennesima ingerenza europea sugli affari di politica interna. Ma si sa, il popolo è rozzo e non capisce, deve farsi guidare così il potere mediatico si è subito attivato a sventolare il solito stantio ed isterico spauracchio di un ritorno al fascismo per sostenere l’establishment. Peccato che la gente è stanca e sembra non lasciarsi più incantare. Il fascismo è finito circa 70 anni fa e né la Lega di Salvini, né il Movimento 5 Stelle ne sono una riproposizione 2.0. A chi sostiene questa tesi, parafrasando Gramsci, si suggerisce di studiare, studiare, studiare. Forse comincerebbero a capire il perché del loro crollo e della disaffezione popolare ai sacerdoti del Mercato, ma in fondo “è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un liberal-democratico radical-chic, di destra o di sinistra, accetti di sbagliare”.
È il guaio di ogni ideologia: auto-investirsi di un ruolo messianico e celebrarsi infallibile in quanto tale. Questo atteggiamento genera solo relativismo ed il relativismo non è espressione di pluralità ma piuttosto di conformismo e totalitarismo. Chi manifesta un pensiero ideologico non vuole confrontarsi con la diversità ma vuole imporre la propria idea di società in quanto portatrice di valori assoluti, indiscutibili.
Probabilmente questa volta i cosiddetti “poteri forti” l’hanno fatta grossa confidando in un giocatore molto ma molto scarso – il presidente Mattarella – che in questi mesi è stato il vero motivo di stallo e che forse adesso ha segnato un clamoroso autogol. Il mondo sta cambiando, il vecchio establishment sta letteralmente impazzendo e la speranza è che il popolo riesca davvero ad essere protagonista di questo cambiamento. Ma affinché questo avvenga, oltre al montare della rabbia occorre l’emergere di una nuova élites che sia davvero espressione delle istanze “reali”. Su questo solco è fondamentale il ruolo della promozione culturale e della formazione di ambienti.
Tags:

You Might also Like

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *