LOADING

Type to search

Politica Nazionale

Il sovranismo italiano non è un pericolo, è un dovere!

Share
di Luigi Iacopino – Il braccio di ferro istituzionale innescato nel nostro Paese potrebbe proiettarci nuovamente all’interno di un serio dibattito che per tanto tempo ha affollato le nostre menti, oltre che gli includenti talk show da “Grande Fratello”. Presto o tardi, infatti, dovrà finire nuovamente sul banco della discussione l’elezione diretta del Capo dello Stato, accompagnata magari dall’ipotesi, affatto peregrina, di una maggiore rappresentatività delle categoria sociali all’interno del Parlamento, nel contesto di una riforma presidenziale che rafforzi democrazia e partecipazione.
Sempre che la democrazia abbia ancora un valore anche recondito. Ma, a parte questo, il grande nodo da sciogliere oggi riguarda due questioni diverse ma legate tra loro. Alla sbarra, colpevole di populismo e di vari psicoreati – come eurofobia e xenofobia, ma la lista è lunga – in primo luogo il sovranismo che, reo di porre freni al processo di integrazione europea, è incappato nelle maglie della polizia del pensiero unico. In secondo luogo una certa cultura politica alla quale proprio non va giù di cedere il passo all’economia (e alla finanza) nelle scelte che riguardano la vita dei cittadini europei.
Ma entriamo nel merito. Di cosa è garante il nostro Capo dello Stato, dell’unità nazionale o del processo di integrazione europea che oggi interpreta una dinamica economica riletta in chiave finanziaria ? (ne parliamo qui). Le scelte di Mattarella – dietro lo specchietto delle allodole rappresentato dalla tenuta dei conti pubblici e dei risparmi degli italiani (ampiamente aggravatisi nel corso di questi ultimi sette anni di governi non democratici) – stanno provocando l’effetto di riunire il popolo italiano nel nome di una rivendicazione sovrana che, però, deve essere colta appieno. Occorre sgomberare il campo dagli equivoci, condividendo una ragionevole valutazione ben espressa anche da altre voci.
Il sovranismo italiano non è un pericolo per il (sano) processo di integrazione europeaE non lo è perché, a differenza di quello francese e tedesco, che ha  dimostrato di puntare a imporre il proprio interesse nazionale su quello altrui, il nostro sovranismo – come giusto che sia – punta, invece, solo a dare la corretta rappresentanza alle esigenze del popolo italiano nel contesto europeo, senza con questo avere la pretesa di imporre nulla agli altri. L’opera di razzia compiuta nei confronti dell’Italia, della Grecia e inizialmente della Spagna, ma miseramente fallita nei confronti di nazioni compatte come la Polonia e l’Ungheria, ne è la prova più lampante.
Un sovranismo, quindi, il nostro, da integrare laddove sia necessario, ma da incoraggiare  e promuovere, perché non propone difficili abbandoni o programmi di disperazione ma la doverosa e ragionevole modifica delle regole del gioco, di quei trattati europei il cui  grande potenziale comunitario è vanificato dalla pretesa che siano economia e finanzia a dire la prima e l’ultima parola. Alla politica un ruolo da comparsa quasi del tutto ininfluente. Sostenere che non ci siano diversità di sovranismi è espressione non solo di relativismo ma anche di banalizzazione puerile. Un miscuglio ideologico che fa della retorica e della superficialità il modus operandi di individui che non sono più in grado di riempire di contenuti credibili la propria proposta politica.
Probabilmente dice il vero chi sostiene che il peggiore pericolo per il processo di integrazione europea  sia proprio quella prospettiva aggressiva e totalitaria che ha voluto trasformare il territorio europeo – mosaico di popoli e culture, tradizioni e costumi – in un mercato globalizzato a trazione franco-tedesca, dove il popolo – la gente che vota, esercitando un diritto – altro non è che un’accozzaglia che deve limitarsi solo a produrre e consumare. A dettare le regole, anche quelle della politica, ci pensano i centri di potere che gestiscono il mercato-Europa, le élites finanziare e i sacerdoti del culto del liberismo economico. Questo è l’inganno di una società liquida e ipocrita, incapace di pensare a se stessa se non attraverso le categorie stantie del pensiero unico. Un inganno dettato da strumenti economici che, al servizio dell’idea di un maxi Stato europeo, dettano la vita dell’uomo, i ritmi della politica, le dinamiche sociali, offuscano i diritti sociali, ridicolizzano emergenze ed esigenze, tentano di omologare pensieri e comportamenti e di distruggere culture e valori.  E c’è chi vorrebbe difendere tutto questo.
Si rasserenino, dunque, i profeti del pensiero unico, il vero pericolo non è il sovranismo.
Tags:

You Might also Like

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *