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Politica Nazionale

Censimenti Rom? Li propose anche la sinistra ma il razzista è Salvini

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di Luigi Iacopino – Ci risiamo con la solita ipocrisia della sinistra. Se a parlare di censimento è Matteo Salvini, ecco che si aprono le strade alle accuse di razzismo, se, invece, a farlo è la sinistra stessa, allora la musica cambia. Ma chi sarà mai il direttore d’orchestra? Qualche idea ce la siamo fatta seguendo i flussi di denaro, la loro provenienza e ovviamente la destinazione finale. Verrebbe da dire che non è solo un problema di onestà intellettuale ma dell’esistenza di una logica recondita che si spiega alla luce degli avvenimenti che hanno sempre caratterizzato la storia del nostro Paese. Ma veniamo al merito della questione.
Il neo Ministro dell’Interno, ormai costantemente nell’occhio del ciclone qualsiasi cosa dica, non più tardi di qualche giorno fa ha osato paventare la preparazione di <un dossier sulla questione rom in Italia> lamentando un certo immobilismo a seguito dell’epoca di Maroni ed evocando l’esigenza di <unaricognizione sui rom> che – ha chiarito poco dopo – assume le forma e la sostanza di una <anagrafe>.  Apriti cielo. Nonostante il chiarimento che non si sarebbe trattato di una schedatura, la sinistra politica è insorta con tutto il suo establishment culturale e giornalistico, costringendo esponenti del governo, nonché lo stesso numero uno del Carroccio, a diverse precisazioni. Ben poca roba, s’intende, ma molto rumorosa se si pensa all’influenza mediatica assunta nel corso dei decenni e che continua ad avvantaggiare una certa falsa propaganda che ha fatto di visioni ideologiche distorte, condite da gustose prospettive remunerative, il trampolino di lancio di carriere politiche e giornalistiche che, tuttavia, mai nulla di buon hanno realizzato per l’Italia.
Ma le cose stanno davvero cosi? È sufficiente effettuare una breve ricerca per rispondere negativamente a questa domanda e smascherare la doppiezza che si cela dietro i profeti del multiculturalismo buonista italiano. In realtà l’idea di effettuare un censimento che avesse come oggetto la cosiddetta popolazione Rom non è affatto nuova (clicca qui) e, sorprendentemente, proviene dalla stessa sinistra che negli ultimi decenni ha abbandonato lavoratori e diritti sociali per ripregare su progressismo e (presunti) diritti civili. In questi giorni, notizie del genere hanno invaso numerose testate giornalistiche italiane che si sono divise equamente i difficili compiti di attaccare Salvini, stigmatizzandone lessico ardito e tono di voce, e di difendere a spada tratta l’establishment politico precedente che parlava di censimenti Rom senza che i cosiddetti “professionisti dell’indignazione” si turbassero per quelle che evidentemente non erano considerate violazioni della dignità umana e della carta costituzionale. Quella odierna, quindi, non può che essere un’indignazione a orologeria, artefatta da escamotage linguistici in perfetto stile orweliano. E cosi, i censimenti della sinistra diventano verifiche per <per includere le famiglie e i bambini e contrastare irregolarità e illegalità> mentre quelli proposti da Salvini, nonostante anche lui abbia parlato di problemi di legalità e di igiene, acquisiscono le fattezze della schedatura razziale e della pulizia etnica.
Insomma, per farla breve ci risiamo con il processo alle intenzioni, ovviamente dando per scontato che quelle del leder della Lega siano nefaste. L’impressione, tuttavia, è che la sinistra, dopo aver perso consenso e seguaci, stia ricorrendo alla solita arma dello spettro fascista, strumentalizzando la questione dei Rom, come anche quella dei flussi migratori incontrollati, per riprendersi una scena politica persa duramente alle recenti politiche dopo aver tradito il popolo per seguire lobby e salotti di ogni genere. Ipocrisia e indecenza, dunque, da parte di un pezzo della cultura politica italiana che ha anche avuto modo di scomodare la protezione dei bimbi rom nonostante neghi la surrettizia diffusione dell’ideologia gender, con annessa trasformazione delle scuole di ogni ordine e grado in campi di rieducazione di genere, e che non avrebbe – e non ha – esitato di giustificare la “dolce morte” dei bimbi inglesi che tanto hanno occupato anche la cronaca di casa nostra. La “colpa” di quei bambini è che non si trovavano nella condizione di guarire. Ma come si arriva a difendere l’inclusione di bambini e allo stesso tempo legittimare la circostanza della negazione delle cure?
Per non tacere, poi, della questione immigrazione e tendopoli di San Ferdinando, dove la sinistra si è recata qualche settimana fa con in testa Matteo Orfini, deputato e presidente del Partito Democratico. La domanda sorge spontanea: ma chi governa in Calabria in questo momento e chi ha governato l’Italia negli ultimi sette anni, nonostante il proliferare di situazioni di illegalità e speculazione legate al fenomeno migratorio?

Oh mia bella ipocrisia. Si vergognino i professionisti dell’indignazione.

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