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Politica Nazionale

Il demone Salvini

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di Giuseppe Fontana – “Garibaldi è alle porte! E Satana col cappello da bersagliere avanza su Porta Pia!”Così esclamò sarcasticamente Monsignor Colombo innanzi alla“Sacra Consulta” la quale, incapace di cogliere il senso del cambiamento dei tempi, si ostinava ad inseguire anacronisticamente una visione del mondo ormai scollata, non solo dal reale ma perfino dall’apparente.
L’alto prelato, unico capace di cogliere le contraddizioni del tempo, notando l’incapacità dell’assemblea di carpire il reale senso delle sue affermazioni, con tono ancor più deciso aggiunse: ”Qui non finisce perché arrivano gli italiani. Qui arrivano gli italiani perché è finita!” Questo simpatico siparietto, tratto dal celebre film di Luigi Magni”In nome del Papa Re” del 1969, nelle intenzioni ideologiche sessantottine, voleva essere un preambolo colmo di ricca lungimiranza, teso a sottolineare la beffarda, quanto auspicata, fine del potere temporale dell’ultimo “Papa Re” negli anni precedenti alla stessa conquista di Roma. Per i gli apolidi sinistroidi, il poter digerire l’esaltazione di un evento patriottico, percepito come decisamente poco incline ai principi marxisti, fu in larga parte controbilanciato dalla esaltazione cinematografica della definitiva caduta del tanto vituperato “potere temporale”della Chiesa.
Se è pur vero che il tempo è sempre galantuomo, lo è anche la nostra marcata appartenenza alle tradizioni insite alla galanteria aristocratica.
Pertanto, a quasi 50 anni dall’uscita del celebre film, le parti pare si siano(e non di colpo) invertite e, spiacenti per loro, oggi il ruolo del “Monsignor Colombo”, unico realista in un mondo dominato dall’apparenza, spetta di fatto a noi.
E da bastardi impertinenti quali siamorivolgendoci ai saccenti benpensanti, con sarcastica paura amiamo ricordar che ”Salvini è alle porte! E il populissssssssssssmo, con il fez in testa, avanza da Oriente su tutta Europa!”.
Tale approccio ironico, oltre a farsi beffa di coloro che erroneamente si credevano unici detentori di onnipotenti interpretazioni del divenire sociale, vuole essere soprattutto un invito finalizzato ad una parsimoniosa capitalizzazione e trasformazione di una vittoria, che nei fatti oggi è “di pancia” e tale rimarrà in assenza di un più lungimirante sforzo teso a tramutarla in vittoria sulle “menti”. Infatti suscitare entusiasmo, facendo leva sui sentimenti, richiede uno slancio minimo se paragonato alla più complessa opera culturale che necessariamente deve accompagnare il responso delle urne del 4 marzo 2018.
A dimostrazione della valenza storica di quanto affermato, senza bisogno di estrapolare vicende lontane, sarebbe esauriente sintetizzare l’esperienza riguardante la parabola discendente di Silvio Berlusconi. Questi, nonostante le immancabili ed impeccabili vittorie conseguite, è risultato deficitario di un progetto che creasse una reale e duratura alternativa che incidesse il carattere del Paese. Infatti, se il fine ultimo di un Partito è creare aggregazione affinché un determinato assetto sociale abbia luogo, essa non può esser semplicisticamente foraggiata con banali slogan o basata su un culto della personalità che non sia, perlomeno, accompagnato da un progetto (ri)educativo in cui i richiami al trascendente siano non solo parte, bensì nucleo centrale di suddetta proposta culturale.
Prova ne è il fatto che spesso i circoli berlusconiani, più che in linea a quanto precedentemente affermato, appaiono come freddi luoghi in cui, apprezzati notabili, si apprestano semplicemente ad amplificare slogan provenienti da Arcore. Questa tipicità insita non solo nel panorama politico nazionale, potrebbe risultare una delle reali spiegazioni che stanno alla base del cosiddetto “elettorato liquido”. Un elettorato che, stimolato solo sul piano superficiale ed emotivo, elabora a sua volta superficialmente, e tende a mostrare maggiore inclinazione verso semplicistiche scelte dettate da passioni momentanee piuttosto che da inclinazioni radicate. E’ tuttavia doveroso precisare che, un elettorato liquido è prettamente espressione di una società liquida. Una società alienata perché “non sociale”, che si serve dell’atomizzazione dell’individuo al fine di renderlo più debole ed incline all’unica vera azione riservata all’essere umano che, stando alle intenzioni della “Global class”mondialista apolide, risiederebbe solo esclusivamente nel consumo di beni.
Tale società suicida, diametralmente opposta ai basilari principi aristotelici che enfatizzano la centralità della comunità sull’uomo, necessita di svolte radicali tese ad una maggiore preminenza della figura umana intesa come parte indiscussa e realmente integrata ad un più grande contesto sociale che a sua volta sia di reale riferimento per l’uomo stesso, e in cui l’idea di società non si limiti ad esser espressione di semplice somma degli individualismi.
Un ritorno ad una più equa centralità dell’uomo come essere sociale e avente valori di riferimento immutabili, sta quindi alla base di una nuova visione culturale, di cui le formazioni partitiche si dovranno far carico al fine di rappresentare una vera alternativa che concretizzi il passaggio da una vittoria dei sentimenti ad una vittoria sulle menti. Il “Demone Salvini”, reo di così audace sfrontatezza ed impertinenza nel sintetizzare quella rousseauiana volontà generale, lungi dall’esser un burlesco personaggio donchisciottesco, detiene tutte le caratteristiche e capacità per assurgere al ruolo di Principe di machiavellica memoria.
Lontano da banali adulazioni, non si può però non essere onesti e liberi nei giudizi nei confronti del leader leghista che, nonostante la canea scatenatagli contro, continua a conquistare il cuore degli italiani. Va comunque precisato che sarebbe auspicabile e più lungimirante ricondurre il suo risultato alla possibilità che si concretizzi l’istituzione di vere e proprie roccaforti culturali tese sia al respingimento degli assalti buonisti che alla costruzione di prospettive. Del resto, appare innegabile che una “Sinistra neoliberista”, seppur decadente e schizofrenica, continuerà a controllare, in nome e per conto di una dittatura mondialista apolide, le leve del potere per un ragguardevole lasso temporale. Sovvertire questo ordine è la vera sfida politica: Per aspera sic itur ad astra!
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